Dopo la doccia fredda del dietro front del Gruppo Fulchir nell’operazione di salvataggio di Bcs, il futuro dello storico marchio di macchinari agricoli è sempre più incerto. A rischio oltre 400 posti di lavoro. Lunedì, 5 ottobre 2026, sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Bcs, storica azienda di progettazione e assemblaggio di trattori che conta tre siti produttivi a Luzzara (Reggio Emilia), Abbiategrasso e Cusago.
Sciopero e presidio
In concomitanza con l’incontro in azienda, per capire lo stato dei fatti, si è tenuto anche un presidio, a partire dalle ore 10, davanti ai cancelli della sede di Abbiategrasso. Una mobilitazione fondamentale per esercitare la giusta pressione, spingere l’azienda nella direzione auspicata e dare la necessaria visibilità mediatica alla drammatica situazione che stanno vivendo. Il futuro del Gruppo Bcs e dei suoi posti di lavoro non si tocca, ma bisogna trovare la direzione giusta da imboccare. La vertenza è già giunta nei mesi scorsi anche sul tavolo del Mimit , il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Fumata nera
Dall’incontro di lunedì con la proprietà non è emerso un quadro confortante, le preoccupazioni dei lavoratori restano.
“Abbiamo perso tempo prezioso, noi eravamo scettici sul piano Fulchir, naufragato con l’uscita di scena definitiva del gruppo friulano dal piano di salvataggio di Bcs. Lunedì non si è giunti a nessuna conclusione, si è solo concordata una nuova data ” ribadiscono le varie parti sociali coinvolte nella vertenza.
Lunedì si è deciso di convocare un nuovo Consiglio sindacale per il 15 ottobre 2026, una data che sarà lo spartiacque per definire il destino dei lavoratori e dell’azienda che è in equilibrio su un crinale pericoloso. Lo scenario attuale apre la strada a tre soluzioni percorribili
Lo scenario
“Considerando che la proprietà ( famiglia Castoldi) non ha presentato la documentazione per l’Amministrazione straordinaria , siamo di fronte a scelte obbligate. La prima prevede una ricapitalizzazione , che però sembrerebbe la strada meno attuabile, l’identificazione di un acquirente e infine la richiesta dell’Amministrazione straordinaria avviata dal collegio sindacale – precisa Ermano Alemani responsabile di zona della Fim Cisl milanese – La ritirata del Gruppo Fulchir ha cambiato le carte in gioco, riducendo i margini di manovra. Dobbiamo ricordare che i dipendenti non percepiscono la retribuzione da luglio. La Cassa integrazione straordinaria è stata accettata, l’Inps ha aperto i cassetti previdenziali, ma per un errore nella presentazioni di alcuni documenti, che ora sembrerebbe una situazione risolta, l’erogazione è stata bloccata. Sollecito Inps Milano Nord, l’ufficio competente per la pratica in questione, di accelerare il pagamento dei lavoratori che vivono una situazione infelice e incerta, con un futuro nebuloso. Abbiamo un enorme problema di tenuta economico finanziaria. Non si può rimare in questa situazione ancora a lungo, va risolta in una decina di giorni ” ha concluso Alemani.
Il presidio ha fatto anche tappa verso il centro della città per chiedere un interessamento diretto dell’Amministrazione comunale. I lavoratori hanno incontrano e ottenuto la solidarietà del sindaco Cesare Nai sceso in piazza Marconi ad ascoltare le loro istanze.
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