Truffa

Frode fiscale e truffa: operazione della Guardia di finanza

La Guardia di finanza di Verbania ha effettuato 6 arresti, 21 perquisizioni e sequestrato 2,5 milioni di euro per frode fiscale e truffa. Falsificavano la rimozione del ballast anche nel milanese

Frode fiscale e truffa: operazione della Guardia di finanza
Altro 15 Settembre 2021 ore 11:27

Nella mattinata di oggi, 15 settembre, la Polizia di Stato e i finanzieri del Comando Provinciale di Verbania, hanno eseguito 6 arresti, 21 perquisizioni in abitazioni private e presso le sedi di società in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, oltre che al sequestro di 2,5 milioni di Euro.

Frode fiscale e truffa: operazione della Guardia di finanza

Tre sono le società coinvolte e complessivamente dieci sono le persone (molte delle quali con precedenti penali) indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e truffa. L’Operazione, eseguita con l’ausilio degli omologhi uffici e reparti competenti per territorio, ha coinvolto le province di Milano, Monza Brianza, Novara, Mantova, Parma e Reggio Emilia. Le complesse indagini di polizia giudiziaria sono state dirette dalla dott.ssa Sveva De Liguoro – Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Verbania.

Gli arrestati

Quattro degli arrestati sono residenti a Domodossola, fra i quali figura P.B, di Melito Porto Salvo (Rc), che gestisce dal 2006 una società di smaltimento rifiuti in Ossola, P. G. M. e R.C dipendenti della suddetta società, F.R, dipendente della R. con sede in Provincia Parma, una delle società coinvolte. Tra gli altri arrestati risulta L.R.G originario di Cutro (KR) e residente in provincia di Parma e C.A, socio della società R. di Parma.

La truffa ai danni delle società di trasporto

La Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ed altre società operanti nel settore trasporti, nel tempo hanno appaltato lavori relativi alla rimozione, smaltimento e sostituzione del ballast, pietrisco posto alla base dei binari ferroviari che dopo un determinato periodo perde le caratteristiche tecniche. Per tale ragione il ballast, una volta rimosso, deve essere trattato presso un impianto specializzato per poi essere eventualmente impiegato per altri usi diverso da quello ferroviario. Le indagini hanno permesso di evidenziare che la R. di Parma, che rimuoveva il ballast, non inviava il materiale alla società ossolana, così come risulta dai documenti. Il sistema di frode veniva realizzato attraverso dei viaggi simulati e con delle false fatture emesse da parte dell’azienda di Vogogna.

Le indagini della polizia

Le indagini venivano avviate dopo alcuni accertamenti effettuati in relazione ad un altro reato, cioè la denuncia di un contenzioso tra due soci della ditta di Vogogna (VB). Le forze dell'ordine sono così venute a conoscenza dei rapporti economici esistenti tra quest’ultima e una società di trasporti e movimento terra sita a Parma: la società ossolana che, tra l’altro, era da tempo gravata da ingenti debiti verso l'erario e il sistema bancario, grazie agli introiti con la società parmense, riusciva a non aggravare ulteriormente la sua posizione. Gli approfondimenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile di Verbania, attraverso numerosi pedinamenti e sopralluoghi, oltre che mirati accertamenti e attività tecniche, hanno permesso di riscontrare alcune criticità nella gestione degli affari tra le due società e di rilevare lo spessore dei soggetti coinvolti.

Le indagini della Guardia di finanza

Nello stesso periodo, la Compagnia Guardia di Finanza di Domodossola ha effettuato delle indagini finanziarie, finalizzate a verificare anomalie relative al fatturato che nel giro di pochi mesi si era quasi triplicato per la società domese. Inoltre, l’approfondimento delle segnalazioni per operazioni sospette ha permesso ai finanzieri di far emergere le anomalie nella gestione dei conti correnti societari, i quali hanno evidenziato un sistematico prelevamento di contanti da parte della società ossolana. Risultava inoltre che L.R.G, effettuava operazioni per conto della società parmense anche se lo stesso non aveva cariche nella stessa.

Il successo dell'operazione

La convergenza investigativa e l'attiva di collaborazione tra le due forze di polizia, hanno permesso di riscontrare gli elementi raccolti con la capillare analisi finanziaria, riuscendo a ricostruire il flusso economico tra le varie società coinvolte e a svelare le false fatture emesse per simulare attività in larga parte inesistenti. È eloquente una conversazione tra P.B e L.R.G. in cui l’imprenditore domese chiedeva di inviare “un ciuccio” a Vogogna (Vb), ovvero un camion che avrebbe dovuto girare all’interno dell’impianto per effettuare delle false pesate al fine di emettere delle false fatture. L'ottima riuscita dell’attività d’indagine grazie al coordinamento e alla direzione da parte dell’A.G. di Verbania è il frutto di una sinergica operazione svolta fra la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza che ha appurato che oltre 250mila tonnellate di materiali, non hanno mai raggiunto l’impianto ossolano, nonostante risultasse la loro movimentazione dai documenti contabili e di trasporto.