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Addio a Dino Molho, sopravvissuto alla Shoah

Trovò rifugio nella "casa segreta" a fianco dell'azienda di famiglia.

Addio a Dino Molho, sopravvissuto alla Shoah
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Era l'ultimo sopravvissuto ebreo magentino alla Shoah. Dino Molho si è spento lunedì 21 dicembre a 91 anni.

Addio a Dino Molho, sopravvissuto alla Shoah

In un'intervista rilasciata a Settegiorni a gennaio, in occasione della Giornata della memoria, Molho ripercorse la sua storia di sopravvissuto alla furia nazista. Ad Auschwitz Dino Molho non arrivò mai. Ma solo perché sette magentini coraggiosi scelsero di distinguersi dalla massa e di nascondere lui e la sua famiglia nell'appartamento sopra la portineria della ditta di via Diaz di proprietà della sua famiglia. Tutti operai dell'azienda Molho, che all'uscita delle leggi razziali, non voltarono le spalle ai loro «padroni», caduti in disgrazia perché ebrei. Era un bambino, allora Dino, poco più grande sua sorella Esther. E la loro vita cambiò, improvvisamente: «Non potevamo più andare a scuola con gli altri bambini, molti di loro, quando ci incontravano, non ci guardavano più - raccontò Dino - L'azienda venne data in amministrazione ad un'altra persona. Ad un certo punto i miei genitori capirono che ci saremmo dovuti nascondere».

La fuga e la Liberazione

E così cominciò la fuga da un destino terribile. «Prima ci rifugiammo in una cascina a Preloreto. Era il novembre '43 e rimanemmo per qualche mese, fino al gennaio '44. Poi il figlio dei proprietari li mise in guardia dei rischi. Se ci avessero trovato, avrebbero deportato tutti anche chi ci proteggeva. Dovemmo andare via". Sembrava la fine, senza un rifugio. Ma i Molho non erano soli. Gli operai trovarono la soluzione in una «casa segreta» a fianco dell'azienda, congegnata per nasconderli. Fino alla Liberazione. La storia dei Molho è raccolta nel libro "La casa segreta". Dino ha portato centinaia di testimonianze nelle scuole e ha raccontato decine di volte la sua drammatica esperienza ai figli.

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