L'episodio

Aggressione a due poliziotti nel carcere di Bollate, il SAPPE: “Situazione insostenibile”

Secondo il sindacato, a colpire i due agenti sarebbe stato un detenuto con problematiche psichiatriche

Aggressione a due poliziotti nel carcere di Bollate, il SAPPE: “Situazione insostenibile”

Due poliziotti penitenziari sono stati aggrediti questa mattina, intorno alle 9, all’interno del carcere di Bollate, nel VII reparto. Secondo quanto riferito dal SAPPE, a colpirli sarebbe stato un detenuto con problematiche psichiatriche.

I due agenti sono stati accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale Sacco per gli accertamenti e le cure del caso.

La denuncia del SAPPE

L’episodio, denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, si inserisce in una situazione di particolare criticità nello stesso reparto. Pochi mesi fa era stato aggredito un ispettore della Polizia Penitenziaria e, già nel mese di marzo, un altro appartenente al Corpo era rimasto vittima di un’aggressione.

“Non siamo più di fronte a episodi isolati – denuncia Matteo Savino, vicesegretario regionale del SAPPE per la Lombardia – ma a una sequenza di violenze che si ripete nel tempo e che dimostra quanto sia diventata difficile la gestione del VII reparto di Bollate. La Polizia Penitenziaria è veramente stanca di subire quotidianamente aggressioni e di essere chiamata a fronteggiare situazioni sempre più complesse senza strumenti, organici e condizioni operative adeguate”.

“Servono interventi urgenti e strutturali – prosegue Savino – che restituiscano legalità e sicurezza al circuito penitenziario, intervenendo anche sul modello del regime custodiale aperto. Non possiamo continuare a pensare che rendere più permeabile il sistema penitenziario significhi automaticamente renderlo più efficace. La sicurezza degli istituti e l’incolumità di chi ci lavora devono tornare a essere una priorità assoluta”.

Il nodo delle problematiche psichiatriche

Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “l’aggressione di Bollate è l’ennesima, gravissima conferma di una situazione che non può più essere sottovalutata”.

“Gli agenti della Polizia Penitenziaria sono quotidianamente esposti a rischi enormi e troppo spesso si trovano a gestire detenuti con problematiche psichiatriche senza che vi siano strutture, personale specialistico e protocolli operativi realmente adeguati”, aggiunge Capece.

Il segretario generale richiama anche le recenti parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul tema delle aggressioni agli appartenenti alle Forze dell’ordine. La premier ha sottolineato che il Governo continuerà a rafforzare tutele e strumenti e ha definito “francamente inaccettabile” che, dopo un’aggressione a chi rappresenta lo Stato, l’autore possa tornare libero dopo poche ore.

“Ho apprezzato l’impegno assunto dalla premier – afferma Capece – perché il problema delle aggressioni a chi indossa una divisa riguarda anche, e in maniera drammatica, la Polizia Penitenziaria. Ma quelle parole devono tradursi in fatti concreti. Quando un poliziotto penitenziario viene aggredito mentre sta facendo il proprio lavoro, lo Stato deve essere al suo fianco con strumenti di tutela effettivi, adeguate dotazioni, formazione, organici e risposte certe”.

“Non possiamo chiedere agli agenti di essere contemporaneamente poliziotti, mediatori, operatori sociali e specialisti nella gestione delle patologie psichiatriche – sottolinea il leader del SAPPE –. Il disagio mentale non può essere semplicemente trasferito dentro le carceri e scaricato sulle spalle della Polizia Penitenziaria”.

La richiesta di rivedere il modello

Il SAPPE chiede da anni una profonda revisione della gestione dei detenuti con gravi problematiche psichiatriche.

“Dopo il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari – ricorda Capece – sono state create le REMS, che rappresentano oggi il modello previsto dall’ordinamento per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive di natura psichiatrica. Ma il problema di fondo resta: nei circuiti penitenziari ordinari continuano a essere presenti persone con problematiche psichiatriche che richiedono interventi specialistici e contesti adeguati”.

“Il SAPPE ritiene necessario riaprire il confronto sull’intero modello – aggiunge il segretario generale – verificando se le strutture oggi disponibili siano sufficienti e se siano realmente in grado di rispondere alle esigenze di cura, sicurezza e gestione di questa particolare popolazione. Servono strutture adeguate, personale sanitario specializzato e protocolli chiari. Non si può pensare di risolvere tutto dentro una cella o affidando la gestione delle situazioni più critiche esclusivamente agli agenti”.

Possibile stato di agitazione

Il sindacato annuncia che nei prossimi giorni valuterà anche l’eventuale proclamazione dello stato di agitazione del personale, alla luce del susseguirsi di eventi critici e delle condizioni operative negli istituti lombardi.

“Questa situazione non è più sostenibile – conclude Alfonso Greco, segretario nazionale SAPPE per la Lombardia –. Chiediamo al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi immediati: revisione del regime custodiale aperto, rafforzamento degli organici, strumenti di autotutela per gli agenti, formazione specialistica, protocolli specifici per la gestione dei detenuti con problematiche psichiatriche e un confronto urgente sul sistema delle strutture destinate alla salute mentale. La Polizia Penitenziaria non può continuare a pagare sulla propria pelle le conseguenze di scelte organizzative che non garantiscono né la sicurezza degli operatori né quella degli stessi detenuti”.