Diritti

«Legnano casa di tutti»: il Pride porta in piazza 3mila persone

Prima edizione oltre le aspettative, con una piazza piena e una città coinvolta anche dai balconi. Dal palco gli organizzatori: «Vogliamo vivere senza paura». Il sindaco Radice: «Bello manifestare per qualcosa, non contro qualcuno».

«Legnano casa di tutti»: il Pride porta in piazza 3mila persone

Dal camion in testa al corteo l’hanno salutata, lei ha sorriso dal balcone e tutta la strada le ha regalato un applauso. In corso Magenta, mentre il primo Pride di Legnano attraversava la città, una ragazza si è affacciata con un foglio stretto tra le mani: «I love women», «Amo le donne».

Tremila persone al Pride Legnano

Un gesto semplice e rivoluzionario al tempo stesso, una delle immagini più significative di una manifestazione che nel pomeriggio di ieri, domenica 13 settembre, ha portato per le vie cittadine circa 3mila persone, ma che ha coinvolto anche chi il corteo lo ha guardato passare dalle finestre, dai balconi e dai marciapiedi. Bandiere arcobaleno, musica, glitter, paillettes e slogan hanno accompagnato il percorso da via Alberto da Giussano, sotto il Guerriero, fino a piazza Mercato. E lungo la strada Legnano ha risposto: c’è chi ha salutato, chi ha scattato foto, chi ha aperto le finestre per lanciare coriandoli e stelle filanti e chi, semplicemente, si è fermato a guardare. Nel corteo e poi sotto il palco di piazza Mercato è comparso anche un ragazzo vestito da “guerriero arcobaleno”: una scelta ironica e provocatoria che ha trasformato in chiave Pride proprio il simbolo al centro dello scontro politico della vigilia (la scelta degli organizzatori di reinterpretare il Monumento al Guerriero, tradizionalmente associato ad Alberto Da Giussano, aveva scatenato infatti accese polemiche nelle scorse settimane)

«Vogliamo camminare senza paura»

Sul palco, alla fine del corteo, gli organizzatori Matteo Bianchi e Francesco Funaro hanno dato alla giornata un significato che va oltre la festa. «Siamo qui per urlare che vogliamo dignità, vogliamo una vita serena, vogliamo essere felici e vogliamo camminare senza avere paura», hanno detto. E davanti a una piazza più affollata delle aspettative hanno lanciato una promessa: «Questa sarà la prima di una lunga serie di Pride. Siete talmente tanti che non ci fermiamo più!».

Uno dei passaggi più significativi ha riguardato proprio la scuola, con un richiamo al primo giorno dell’anno scolastico ormai alle porte. Gli organizzatori hanno ricordato di essere scesi in piazza anche per tutte quelle persone che almeno una volta hanno avuto paura di entrare in una scuola, per la propria «diversità», per il timore di essere prese di mira dai bulli o, peggio ancora, di subire violenze e discriminazioni. Un Pride, quindi, che ha allargato lo sguardo dalla comunità LGBTQI+ a tutte le persone che vivono una condizione di marginalità o che hanno conosciuto sulla propria pelle il peso del pregiudizio. Dal palco è stata ricordata anche nome di Emma Bonino, «per la sua lotta per i diritti di tutti e tutte», accanto alle battaglie per i diritti delle donne, delle persone con disabilità e delle persone razzializzate.

«Legnano deve essere la casa di tutti»

La scelta di organizzare un Pride in una città di provincia è stata rivendicata dagli organizzatori come parte integrante del significato della giornata:

«Non basta fare i Pride e mostrare il nostro orgoglio nelle grandi città, dove forse c’è più accettazione. Se davvero dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutti».

Il riferimento è al verso dell’inno italiano scelto come filo conduttore della manifestazione. Un richiamo utilizzato in modo volutamente provocatorio, ma inteso nel senso letterale del termine: una chiamata a uscire dalla propria zona di comfort, a prendere posizione e a partecipare.

Il Pride, hanno sottolineato Bianchi e Funaro rivolti alla folla assiepata in piazza Mercato, «lo avete fatto voi»: una partecipazione dal basso considerata la vera forza della manifestazione. «Avete scelto di scendere in piazza urlando “ci siamo”, ci siamo per tutti, ci siamo per tutte, dimostrando di avere cura l’uno dell’altro». E in quella piazza, oltre alla festa, è stata portata anche la memoria delle vittime di discriminazione, omofobia, femminicidio e odio razziale, con la lettura dei nomi di quelle uccise nelle ultime settimane.

Il clima politico

Non sono mancati, negli interventi, riferimenti al clima politico italiano. Dal palco gli organizzatori hanno parlato di un Paese nel quale il dibattito è sempre più condizionato da odio e discriminazione e hanno guardato con preoccupazione allo spostamento a destra del quadro politico e alla presenza di movimenti che, nelle loro parole, «si rifanno apertamente al fascismo». Un passaggio è stato accolto dagli applausi: «Noi i fascisti li vediamo bene solo a piazzale Loreto». Nel mirino anche Roberto Vannacci e il programma del suo movimento Futuro Nazionale, secondo cui «l’aborto non è un diritto».

Bianchi e Funaro hanno spiegato:

«Di questo clima d’odio, di questa violenza e di questa carenza di diritti di base non ne possiamo più. Ecco perché abbiamo scelto di essere qui colorate, chiassose e battagliere».

Il messaggio di Radice

In prima fila, dietro lo striscione «Se dall’Alpi a Sicilia ovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutte», anche il sindaco Lorenzo Radice. Dal palco ha letto la giornata come un momento nel quale una città intera è stata chiamata a uscire dalla propria tranquillità.

«Quello che avete fatto oggi è chiamare fuori non solo noi che siamo scesi in piazza, ma chiamare fuori dalla propria zona di comfort, dalle proprie zone di tranquillità, tutta una città, tutta una comunità».

E da Legnano, «una città media di questo Nord del nostro Paese», secondo Radice è partito un messaggio che può arrivare «sicuramente a tutta la nostra regione, ma a tutto il nostro Paese», per affermare che «Legnano, come tutte le nostre città, devono essere la casa di tutte e di tutti. Senza paura».

Il sindaco ha poi descritto il dibattito pubblico come «mediamente inquinato dall’odio, dalla cattiveria, dal rancore, dalla paura». E ha individuato proprio nella natura della manifestazione il suo valore: «Voi siete scesi in piazza per qualcosa, per qualcuno, non contro qualcosa o non contro qualcuno».

Un principio che Radice ha definito «il sale della nostra democrazia», richiamando l’articolo 3 della Costituzione: «Le nostre città sono di tutte e di tutti, orgogliosamente! Orgogliosamente!».

Dall’io al noi

Nel suo intervento il sindaco ha rivendicato anche il lavoro portato avanti negli anni per arrivare alla manifestazione, ringraziando consiglieri comunali, assessori, biblioteca, Salice e volontari.

«Quell’articolo 3 pone l’uguaglianza, ma pone anche l’obbligo in capo alle istituzioni. Le istituzioni siamo noi».

E quindi il passaggio sul concetto che, forse più di ogni altro, ha attraversato la giornata:

«È un movimento che si è messo in gioco con uno spirito che non è solo quello di affermazione individuale: “io, io, io”, sempre questo maledetto io che sta distruggendo questo Paese. Ma è il noi. E questo noi oggi qui in piazza si vede, si vede orgogliosamente».

Una risposta anche a chi, alla vigilia, aveva contestato il Pride e il sindaco. Nella notte precedente erano comparsi tre striscioni contro Radice e contro la manifestazione. Il corteo, invece, si è svolto senza incidenti, in un clima pacifico e partecipato. Al termine della giornata Radice ha sintetizzato il confronto con una formula destinata a restare: «3.000 a 3». «Tre striscioni nel buio. 3.000 persone alla luce del sole», ha scritto il sindaco sui social, contrapponendo chi «cerca un nemico, alimenta paura e divisioni» a chi «scende in strada per qualcosa e per qualcuno».

«Pace e amore»

La conclusione di Radice è stata nel segno di due parole che, a suo giudizio, sembrano essere scomparse dal vocabolario della politica: pace e amore.

«Oggi ho visto in questa piazza una volontà di riportare al centro del dibattito politico la parola pace e la parola amore», ha detto prima di citare Fabrizio De André: «Saremo sempre insieme dalla stessa parte, fosse in direzione ostinata e contraria, ma noi andiamo avanti con pace, amore e bene, anche a quelli che ci vogliono male».

La festa in piazza Mercato

Poi è stata festa. Sul palco, oltre a Bianchi e Funaro, la drag queen milanese Lina Galore, vincitrice della terza edizione di Drag Race Italia, e Simonetta Musitano, attrice, doppiatrice e autrice. Gabriella e Francesca hanno invece assicurato la traduzione di tutti gli interventi nella lingua dei segni. La festa è proseguita con performance, musica e stand delle associazioni. Per gli organizzatori non è finita qui. «Siamo qui in tanti, anche più di quelli che ci aspettavamo». E soprattutto: «Questa sarà la prima di una lunga serie di Pride».