Si finge un civile per scappare dal carcere di Bollate, i poliziotti lo scoprono e lui ferisce tre di loro. La ricostruzione dell’episodio fornita dal sindacato riferisce che, intorno alle 9 di lunedì mattina, un ispettore superiore di sorveglianza, insospettito dalla presenza dell’uomo, di origine albanese, all’ingresso dell’istituto, lo avrebbe fermato chiedendogli chi fosse e di esibire il tesserino. Il detenuto avrebbe risposto di essere un civile in procinto di uscire e, alla richiesta del documento, gli avrebbe gettato il caffè in faccia tentando poi di allontanarsi.
Due colleghi intervenuti in aiuto per bloccare il detenuto sono stati feriti, uno avrebbe riportato la frattura di un dito
Due colleghi del poliziotto sarebbero intervenuti in aiuto per bloccare il detenuto, sarebbe nata una collutazione e i due agenti sarebbero rimasti feriti. Il bilancio, sempre secondo quanto riferisce il sindacato Sappe sarebbe di 21 giorni di prognosi per un poliziotto che avrebbe riportato la frattura di un dito, 7 giorni di prognosi per l’altro poliziotto intervenuto in aiuto del primo collega e 8 giorni di prognosi per l’agente che ha ricevuto il caffè in faccia. «Quello che è accaduto a Bollate è gravissimo e conferma, ancora una volta, quanto sia difficile e rischioso il lavoro della Polizia Penitenziaria – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe – Tre colleghi feriti nello svolgimento del proprio servizio sono un dato che dovrebbe imporre una riflessione immediata sull’organizzazione della sicurezza negli istituti penitenziari»
Un sovraffollamento di detenuti del 127 per cento, mancherebbero 70 agenti
L’istituto penitenziario di Bollate, secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 7 settembre, ha una capienza di 1.267, i detenuti sono 1617. Un sovraffollamento del 127 per cento. L’organico della polizia penitenziaria è composto da 430 effettivi, dovrebbero essere 503.
Il Sindacato: “Servono più personale e soprattutto strumenti adeguati per la tutela dell’incolumità fisica degli operatori”
«Bollate viene spesso definito un carcere modello – prosegue Capece – ma non esistono carceri modello quando il personale è costretto a lavorare in condizioni di grave carenza di organico e deve affrontare situazioni di potenziale pericolo senza strumenti adeguati di autotutela. La sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla professionalità, al coraggio e alla capacità di reazione dei singoli poliziotti». Capece richiama quindi l’Amministrazione penitenziaria alla necessità di interventi immediati: «Servono più personale e soprattutto strumenti adeguati per la tutela dell’incolumità fisica degli operatori. Non è accettabile che si continui a discutere delle dotazioni necessarie soltanto dopo che un poliziotto è stato aggredito e ferito. Chiediamo al Ministero della Giustizia e al Dap di intervenire subito»