Rinegoziare un debito può essere una scelta necessaria per un’azienda sotto pressione. Ridistribuire le scadenze consente di alleggerire le uscite, recuperare liquidità e creare uno spazio nel quale tornare a programmare. Ma una rinegoziazione può essere considerata efficace soltanto se l’impresa sarà in grado di sostenere gli impegni che ha spostato nel tempo. È qui che la gestione del debito incontra il risanamento aziendale.
Nell’approccio di Fabio Splendori, Founder & Lead Partner di Splendori & Partners, l’esposizione fiscale non viene letta come un problema isolato. Prima di stabilire come gestirla occorre comprendere perché l’azienda non è riuscita a sostenerla e, soprattutto, quali condizioni dovranno cambiare perché possa farlo in futuro.
Non tutti i debiti raccontano la stessa crisi
Due imprese possono presentare la stessa esposizione fiscale e trovarsi in condizioni economiche profondamente differenti. Una può produrre margini adeguati ma soffrire un disallineamento tra incassi e pagamenti. Un’altra può avere ricavi elevati ma una redditività ormai insufficiente. Un’altra ancora può aver mantenuto una struttura di costi non più compatibile con le dimensioni raggiunte dall’attività.
In tutti e tre i casi il risultato può essere una difficoltà nel rispettare gli impegni fiscali. Ciò che cambia è la causa che ha prodotto quella difficoltà. Per questo, secondo Fabio Splendori, liquidità, redditività e sostenibilità finanziaria devono essere analizzate separatamente prima di essere ricondotte a una lettura complessiva dell’impresa.
Anche la crescita può diventare un elemento di tensione. Un aumento del fatturato non garantisce automaticamente maggiore equilibrio: se i nuovi volumi producono margini insufficienti o richiedono più capitale di quanto l’attività riesca a generare, crescere può aumentare il fabbisogno finanziario. Il valore del debito, da solo, non dice quindi quale intervento serva all’azienda.
La rinegoziazione funziona se cambia ciò che accade dopo
Il primo effetto di una dilazione è finanziario. La pressione sulla tesoreria diminuisce e l’impresa recupera un margine temporale. È quello che succede dopo a determinare il risultato.
Il tempo ottenuto deve essere utilizzato per capire quali componenti dell’attività impediscono all’azienda di produrre un equilibrio sufficiente. Nell’impostazione seguita da Fabio Splendori con Splendori & Partners, l’analisi si concentra quindi su alcune variabili decisive:
- marginalità, per distinguere le attività che creano valore da quelle che lo erodono;
- costi, per verificare se la struttura sia coerente con ricavi e dimensioni dell’impresa;
- incassi e pagamenti, per individuare gli squilibri nel ciclo finanziario;
- generazione di cassa, per comprendere quali attività producano liquidità e quali continuino ad assorbirla;
- investimenti e performance, per decidere dove concentrare le risorse disponibili.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre le uscite. Un taglio può migliorare la situazione finanziaria nell’immediato e contemporaneamente indebolire un’attività necessaria alla ripresa. Lo stesso vale per le vendite. Aumentare il fatturato può sembrare la soluzione più intuitiva, ma non lo è se ogni nuovo ordine produce margini troppo bassi o richiede risorse finanziarie che l’azienda non possiede. Risanare significa quindi capire quali decisioni migliorano realmente la capacità futura dell’impresa di sostenersi.
Tre aziende, lo stesso debito: perché la risposta non può essere identica
Immaginiamo tre imprese con la stessa esposizione fiscale. La prima conserva una buona marginalità, ma i clienti pagano molto più lentamente rispetto alle scadenze che l’azienda deve rispettare. La seconda mantiene un fatturato significativo, ma ogni anno trattiene una quota inferiore di valore perché la marginalità continua a deteriorarsi. La terza ha perso una parte del mercato, mentre costi e organizzazione sono rimasti dimensionati sui volumi precedenti.
Una rinegoziazione può essere utile a tutte e tre. Ma non può rappresentare la stessa soluzione per tutte e tre.
Nel primo caso occorrerà intervenire soprattutto sul capitale circolante e sui flussi finanziari. Nel secondo sarà necessario individuare dove viene perso margine e correggerne le cause. Nel terzo il problema riguarda anche l’assetto operativo e la struttura dei costi. È proprio questa diversità a spiegare perché la gestione del debito debba essere collegata alla diagnosi dell’impresa. «Il tempo ottenuto ha valore soltanto se viene utilizzato per cambiare ciò che ha prodotto lo squilibrio. Altrimenti una scadenza rinviata resta un problema che tornerà a presentarsi.» afferma Fabio Splendori.
Dal piano ai risultati: dove interviene Splendori & Partners
Una volta individuate le cause, il problema cambia natura. Non si tratta più soltanto di costruire previsioni sostenibili, ma di far accadere dentro l’impresa ciò che quelle previsioni richiedono. È in questa fase che il lavoro della struttura di Splendori & Partners diventa centrale. Le professionalità coinvolte affiancano Fabio Splendori sulle diverse aree emerse dall’analisi, traducendo gli obiettivi del risanamento in interventi sulla gestione.
Un piano che prevede maggiore marginalità deve individuare come recuperarla. Un obiettivo di generazione di cassa deve trovare riscontro nei processi che producono o assorbono liquidità. Una riduzione dei costi deve essere compatibile con la capacità dell’azienda di continuare a operare e svilupparsi. Il valore del piano viene quindi verificato nell’esecuzione.
Questa impostazione consente di mantenere collegate dimensione finanziaria, operativa e organizzativa: il debito viene gestito mentre l’impresa lavora sulle condizioni necessarie per tornare a sostenerlo.
Il risultato si vede quando le scadenze tornano
Il momento più favorevole non è necessariamente quello in cui viene ottenuta la dilazione. È quello in cui l’azienda deve tornare a rispettare gli impegni assunti.È allora che emerge la differenza tra avere semplicemente spostato una scadenza e avere utilizzato quel tempo per risanare l’impresa.
Un’azienda che ha recuperato equilibrio dovrebbe progressivamente riuscire a finanziare la gestione corrente, rispettare i propri impegni e sostenere gli investimenti senza ricadere sistematicamente nella ricerca di nuovo ossigeno finanziario. Per Fabio Splendori, debito e impresa non possono quindi essere trattati come due problemi separati. Rinegoziare crea lo spazio; il risanamento deve rendere quello spazio sufficiente.
È questo il passaggio che distingue una soluzione temporanea da un intervento capace di modificare la traiettoria aziendale. Gli imprenditori che stanno affrontando tensioni legate ai debiti fiscali possono approfondire l’approccio di Fabio Splendori e il lavoro del team di Splendori & Partners sul sito splendoriepartners.com, dove è possibile richiedere un contatto per una valutazione preliminare della situazione.