“Il costo della vita aumenta, non possiamo continuare a ridurre il valore del lavoro”: la riflessione di Mario Principe, Segretario generale Cgil Ticino Olona.
“Il costo della vita aumenta, non possiamo continuare a ridurre il valore del lavoro”
Una riflessione sul caro benzina e, più in generale, sull’aumento del costo della vita e sulle ricadute che sta avendo sulle famiglie e lavoratori del territorio. E’ quella che arriva da Mario Principe, Segretario generale Cgil Ticino Olona. Ecco di seguito il suo intervento:
“Il costo della benzina oltre i due euro al litro è l’immagine più immediata di una difficoltà che le famiglie stanno vivendo ma sarebbe un errore fermarsi al prezzo alla pompa. Dietro ci sono le guerre e le tensioni internazionali che incidono sui mercati energetici ma ci sono anche questioni che l’Italia si porta dietro da anni la dipendenza energetica le scelte e le non scelte
sulla politica energetica il peso della fiscalità sui carburanti e soprattutto una dinamica dei salari che non ha tenuto il passo con il costo della vita. Il punto quindi non è soltanto quanto costa fare il pieno è quanto reddito rimane a una famiglia dopo aver pagato tutte le spese necessarie per vivere. Nel Legnanese vengono dichiarati oltre 4 miliardi di euro di redditi e circa il 59 per cento del reddito dichiarato a Legnano deriva dal lavoro dipendente è un dato che ci dice quanto il nostro territorio dipenda dalla qualità del lavoro e dalla capacità dei salari di sostenere i consumi e l’economia locale. E mentre il costo della vita aumenta anche la nostra manifattura sta attraversando una fase di rallentamento nel primo trimestre del 2026 circa il 30 per cento delle imprese manifatturiere dell’Alto Milanese ha registrato una diminuzione del fatturato e la quota di imprese che programma investimenti è scesa dal 62 al 49 per cento È esattamente in questa fase che dobbiamo evitare che la risposta alla difficoltà economica sia ancora una volta quella di comprimere il costo del lavoro. Gli appalti sono uno dei punti Quando un’azienda affida un’attività a un’altra impresa e poi quella impresa subappalta ancora la competizione rischia di trasformarsi in una gara a chi costa meno e molto spesso quel meno finisce per essere pagato dal lavoratore con un contratto meno favorevole con un salario più basso con meno formazione con meno sicurezza e con più precarietà. È questa la ragione che cui stiamo promuovendo come CGIL una proposta di legge sugli appalti e
una raccolta firme per cambiare questa logica. Chi lavora nello stesso sito e svolge la stessa attività non può essere trattato come un lavoratore di serie B soltanto perché il suo rapporto di lavoro passa attraverso un appalto vogliamo che siano applicati i contratti collettivi realmente rappresentativi e che le condizioni economiche e normative siano coerenti con il lavoro che viene svolto. Allo stesso tempo bisogna impedire che la catena dei subappalti diventi uno strumento per scaricare responsabilità più la filiera è lunga e opaca più diventa difficile sapere chi risponde delle condizioni di lavoro e della sicurezza la responsabilità deve essere chiara lungo tutta la filiera. E dobbiamo smettere di considerare il massimo ribasso come una normale modalità di competizione quando a essere compressi sono salari diritti e sicurezza un’impresa deve poter
competere perché è più efficiente più innovativa e più qualificata non perché paga meno i lavoratori. Questa non è una proposta contro le imprese è una proposta contro un modello di competizione che mette imprese corrette e imprese scorrette sullo stesso piano e che trasforma il lavoro nel principale elemento sul quale risparmiare. E c’è un’altra ragione per cui penso che questa discussione riguardi direttamente l’Alto Milanese. Il nostro territorio ha bisogno di competenze le imprese cercano lavoratori qualificati operai specializzati tecnici persone capaci di governare processi produttivi sempre più complessi se però chiediamo alle persone di accettare precarietà bassi salari e scarse prospettive non possiamo poi stupirci se diventa difficile trovare e trattenere quelle professionalità. La qualità del lavoro è ormai una condizione della competitività. Per questo la nostra proposta sugli appalti va letta insieme alla questione del costo della vita se energia carburanti casa e beni essenziali aumentano il salario deve avere la capacità di reggere e se una parte del sistema economico continua a risparmiare attraverso salari più bassi e condizioni peggiori il risultato è un circolo vizioso lavoro povero minore potere d’acquisto minori consumi e maggiore fragilità sociale.
Per questo chiediamo alla politica di discutere nel merito la nostra proposta di legge non chiediamo semplicemente di firmarla chiediamo di affrontare una questione che riguarda il modello economico del Paese e anche la qualità dello sviluppo del nostro territorio. Perché la domanda con cui ripartiamo dopo l’estate è molto semplice se il costo della vita continua a crescere vogliamo continuare a ridurre il valore del lavoro oppure vogliamo finalmente costruire un’economia nella quale chi lavora possa vivere dignitosamente del proprio lavoro?”.