Sopravvissuta a Crans-Montana: “Voglio tornare a vivere”. L’intervista a Francesca: 17 anni, di Milano, è educatrice all’oratorio di Buscate. E’ stata l’ultima ad essere dimessa dall’ospedale Niguarda di Milano.
Sopravvissuta a Crans-Montana: “Voglio tornare a vivere”
“Bentornata guerriera!”. Questo recitava lo striscione che, il 13 agosto, ha accolto a casa Francesca Nota, 17enne di Milano ed educatrice dell’oratorio di Buscate, sopravvissuta alla strage di Capodanno di Crans-Montana.
Lei, che vive a Milano dove frequenta il liceo Virgilio, l’ultima a lasciare l’ospedale Niguarda dove era ricoverata. Lei ad aver passato 224 giorni su un letto di ospedale (sette mesi e 13 giorni). Quella sera di Capodanno le ha portato via due cari amici: Chiara Costanzo e Achille Barosi.
In questi mesi è stato grande il tifo fatto per lei da tutta l’Italia, in primis dalla comunità di Buscate dove Francesca è molto conosciuta.
L’intervista
Abbiamo potuto parlare con lei, ecco la nostra intervista.
– Bentornata a casa! Vogliamo partire proprio da questo. Come è stato il ritornare nella tua casa e piano piano, alle tue abitudini di un tempo?
“Il rientro a casa dopo sette mesi e mezzo è stato veramente emozionante! Poter rivedere i luoghi dove sono nata e cresciuta e dove ho vissuto i momenti più belli della mia vita è stato bellissimo…anche solo gli odori di casa hanno evocato in me ricordi indelebili. Piano piano sto riprendendo le abitudini del passato anche se le mie giornate sono cambiate molto perché sono legate alle medicazioni che devo fare due volte alla settimana e alla fisioterapia a cui sono sottoposta tre giorni alla settimana”.
– Facciamo un passo indietro. I mesi in ospedale. Quale il momento più difficile e che ambiente hai trovato intorno a te e che porterai nel tuo cuore?
“I momenti più difficili sono legati ai fortissimi dolori che avevo dopo gli interventi e dopo le medicazioni in anestesia. Ricordo che dopo il penultimo intervento avevo dei dolori lancinanti e pregavo mio padre affinché mi portasse a casa; ricordo che pensavo di non farcela e che avrei raggiunto la mia amica Chiara Costanzo. Intorno a me ho trovato tantissimo amore, persone che mi hanno salvato la vita e che mi rimarranno per sempre nel cuore. Come io rimarrò sempre nel loro perché sono uno dei loro più grandi successi”.
– Quella drammatica serata di capodanno a Crans montana…Come hai fatto a salvarti? Come vittima, vuoi lanciare un appello?
“Ho visto iniziare il fuoco e ho perso tempo a prendere il giubbotto in cui avevo il telefono perché volevo chiamare mio papà affinché venisse a salvarmi. Poi sono corsa fino alla scala che porta in superficie. Ho perso una scarpa. Il fumo era denso e mi sono aggrappata alla ringhiera di destra per trascinarmi fin sopra. Ad un certo punto ho pensato che dovevo farcela ma sono svenuta quando mancavano cinque o sei gradini. Qualche buon’anima mi ha tirato fuori e, dopo poco, i miei genitori mi hanno trovata e mi hanno portata all’ospedale di Sion dove sono stata intubata e messa in coma farmacologico. Come vittima gli appelli che voglio lanciare sono i seguenti: gli adulti devono pensare alla sicurezza e non al dio denaro; quando si vede un pericolo bisogna scappare subito e, una volta in salvo, se c è la possibilità, aiutare gli altri”.
– A Buscate e in tutta Italia hanno fatto, e fanno sempre, il tifo per te: qual è ora il tuo sogno più grande?
“Sono grata a tutta l’Italia e alla comunità di Buscate per aver fatto il tifo per me, per essermi stati vicini, per l’affetto e le tantissime preghiere! Il mio sogno più grande è tornare alla normalità nel più breve tempo possibile perché il percorso è ancora lungo”.
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