Ieri sera più di 150 persone hanno riempito l’assemblea pubblica convocata dal Centro Sociale Fornace per una moratoria immediata alla costruzione di data center nel rhodense e per opporsi all’avanzata incontrastata dei colossi del digitale sul nostro territorio.
No ai data center nel rhodense, in 150 all’assemblea del Centro Sociale Fornace
“Una forte partecipazione popolare e democratica che ha visto cittadini, attivisti di realtà organizzate, comitati territoriali e centri sociali confrontarsi per creare insieme un’opposizione sociale a un modello predatorio di sviluppo che vuole rendere le nostre città delle colonie asservite agli interessi delle Big Tech”, sottolinea il Centro Sociale.
Le criticità evidenziate
“I Data Center non sono strutture innocue ma ecomostri di cemento che portano inquinamento ambientale, termico e acustico, prosciugano le risorse energetiche e idriche, e preparano il terreno per i licenziamenti di massa causati dall’Intelligenza Artificiale, alimentando controllo sociale, repressione e guerra. Questo modello di sviluppo – assieme ai progetti nelle nostre città che ne sono infrastrutture materiali – va fermato”, prosegue la nota del Centro. L’assemblea rilancia dunque le mobilitazioni diffuse a difesa dei territori che contrasteranno fisicamente e politicamente lo sfruttamento delle nostre città”.
Il ruolo della Regione Lombardia
Il centro ha mosso inoltre critiche verso Regione Lombardia
“Dall’assemblea è emerso un obiettivo politico preciso: Regione Lombardia, l’istituzione che dovrebbe governare la transizione digitale e tutelare il territorio ha invece scelto di abdicare, trasformando la regione nel parco giochi delle Big Tech – continua la nota – Non possiamo accettare che la politica istituzionale stenda i tappeti rossi agli speculatori mentre i cittadini ne subiscono solo i danni”.
Prospettive e richieste
Infine il centro sociale ha spiegato quelle che saranno le azioni future previste:
“L’orizzonte verso cui ci muoviamo da oggi è una grande manifestazione contro le politiche regionali, per esigere una moratoria immediata sulla costruzione dei Data Center e pretendere una regia pubblica, democratica e partecipata sulle infrastrutture, rivendicando la redistribuzione della ricchezza che i giganti del web estraggono ogni giorno dalle nostre vite. Il Centro Sociale Fornace è a disposizione di chi si sta organizzando per far crescere una mobilitazione orizzontale, plurale e di tutta la comunità alla devastazione dei nostri territori. La riappropriazione dei nostri territori e l’insubordinazione collettiva al monopolio delle Big Tech sono appena iniziate”.