educazione e risultati

«Non sei idoneo: sempre più ragazzi allontanati dalle squadre sportive»

La preoccupazione di una mamma: «Ormai vince solo l’agonismo, anche all’oratorio»

«Non sei idoneo: sempre più ragazzi allontanati dalle squadre sportive»

“Gentile Redazione, è da un po’ che volevo scrivervi per segnalare un fenomeno sempre più diffuso e, a mio avviso, alquanto grave, che riguarda il mondo dello sport giovanile nel nostro territorio. Io, con mio figlio 13enne, l’ho appena sfiorato, ma negli ultimi tempi ho sentito tanti genitori costretti a vivere situazioni che sembrano surreali. Sempre più adolescenti vengono allontanati dalle squadre sportive in cui magari militano da anni, non per mancanza di impegno, rispetto o passione, ma perché considerati «non idonei» dal punto di vista fisico. Non abbastanza alti, non abbastanza veloci, non abbastanza forti. In altre parole: non abbastanza utili a vincere”.

Si apre così la lettera ricevuta e che pone un problema sempre più attuale: come si fa conciliare la funzione educativa dello sport con gli obiettivi agonistici?

Perfino le società di oratorio, realtà che per loro natura dovrebbero essere inclusive, educative, aperte a tutti puntano solo all’agonismo

“Fin qui si potrebbe pensare a dinamiche tipiche dello sport agonistico. Ma il punto è un altro, ed è ben più preoccupante: questa logica sta contaminando anche lo sport di base e perfino le società di oratorio, realtà che per loro natura dovrebbero essere inclusive, educative, aperte a tutti. E invece assistiamo a una selezione sempre più precoce e spietata, operata da adulti (dirigenti e allenatori) che sembrano aver smarrito il senso del proprio ruolo educativo, privilegiando il risultato a scapito della crescita dei ragazzi”.

Ragazzi esclusi, umiliati, che abbandonano lo sport e perdono uno dei principali strumenti di formazione personale

“Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, anzi, le giudichiamo ogni giorno: ragazzi esclusi, spesso umiliati, che abbandonano lo sport e perdono uno dei principali strumenti di formazione personale. Ragazzi, in un’età già complicata di per sé come l’adolescenza, che finiscono per rifugiarsi in ciò che poi tanto critichiamo: isolamento, smartphone, social. Non possiamo continuare a lamentarci dei giovani se siamo i primi a chiudere loro le porte in faccia! Lo sport, soprattutto in età adolescenziale, dovrebbe essere un presidio educativo fondamentale: un luogo in cui si imparano valori come rispetto, impegno, appartenenza, inclusione. Non un sistema che seleziona e scarta in base a parametri fisici, come se si trattasse di un’azienda alla ricerca di performance!”

Siamo in tanti a credere che sia necessario un cambio di rotta immediato, che parta proprio dagli adulti che gestiscono queste realtà

“Siamo in tanti a credere che sia necessario un cambio di rotta immediato, che parta proprio dagli adulti che gestiscono queste realtà. Perché qui non si tratta di formare fenomeni, ma persone, prima di tutto. Purtroppo il confronto con i diretti interessati non porta a nessun risultato, per questo mi chiedo se non fosse possibile da parte tua aprire una sorta di “dibattito pubblico” sul tema. Magari avviare un’inchiesta che raccolga testimonianze, responsabilità e buone pratiche potrebbe aiutare a riportare lo sport giovanile alla sua funzione originaria… Parlarne è forse l’unica speranza: continuare a ignorare questo problema oggi significa pagarne le conseguenze domani. Anzi, le stiamo già pagando tutti, i nostri ragazzi in primis”.