La Pasqua è in se stessa esperienza di strada. La radice ebraica del termine, pesach, significa letteralmente “passaggio”, “passo decisivo”. La Pasqua è questione di passi compiuti lungo la strada, capaci di far varcare confini e portare verso nuovi orizzonti. Ogni Pasqua si vive sulla strada, “route” per gli scout.
La Route di Pasqua dei novizi dell’Agesci Ticino-Olona
Come la strada che dalla sera di mercoledì 1 fino a sabato 4 aprile hanno percorso 100 novizi dell’Agesci, ragazzi e ragazze di 17 anni, della zona Ticino-Olona, Varese e Milano, accompagnati dai loro capi, da Marcallo con Casone, passando per Bernate Ticino e Turbigo sino al santuario del Varallino a Galliate, in una dimensione di condivisione e di fatica, che appartengono costitutivamente alla strada, in un clima di gioia fatta di pause in cui giocare e cantare insieme, ma anche momenti di silenzio nei quali è possibile pensare e riflettere sul proprio percorso personale di crescita.
Un evento, quello della Route di Pasqua dei noviziati, che si svolge da tanti anni ed è diventato ormai una tradizione per i gruppi scout del territorio. «In un’epoca di iper-connessione dove il rumore di fondo dei social e il ricorso a facili gratificazioni soffocano il bisogno di ascolto che tutti abbiamo, questa route si pone come rottura necessaria, come atto di ribellione. Portare il proprio zaino e dormire in tenda insegna l’essenzialità vissuta non come privazione, ma come capacità di vivere con quanto strettamente indispensabile, restituendo il giusto valore delle cose, consentendo di sperimentare la precarietà che aiuta a riflettere sulle situazioni di povertà, di solitudine e di lontananza propria di tanti fratelli», affermano lo staff dell’evento e gli Incaricati alla branca RS della zona Agesci Ticino-Olona.
Il significato educativo dell’evento
«Spogliarsi del superfluo non è solo questione di peso nello zaino, ma una scelta di libertà: il digiuno del venerdì santo da fumo e cellulari non è esercizio di proibizionismo ma il modo per riscoprire il gusto del limite e la forza di volontà. La fatica permette di riconnettersi con il proprio corpo, la stanchezza diventa lo strumento che abbassa le difese, costringendo chi cammina a uscire dalla confort-zone in cui molte volte ci rifugiamo», spiegano gli organizzatori.
Nel corso dell’evento significativo è stato anche l’incontro con il “Claun il Pimpa” (Marco Rodari) per parlare di temi difficili come la guerra: «un esercizio di estrema dolcezza e profondità che ci ha ricordato che la pace inizia quando smettiamo di vedere “fazioni” e torniamo a vedere persone. Rifiutare la logica dell’odio ci insegna che la speranza non è un’illusione – affermano i capi responsabili dell’evento – Mentre la vita quotidiana spinge a nascondere le fragilità dietro a filtri di perfezione, il cammino obbliga al confronto. Sulla strada trovi il tempo per parlare e condividere, non semplici chiacchere, ma un dialogo autentico. In questo spazio protetto, emerge il coraggio di raccontare le proprie ingiustizie subite, le ferite aperte. È in questo riconoscimento che vediamo l’Amore vincere. Le ferite smettono di essere pesi da nascondere: se accolte e condivise possono trasformarsi in qualcosa di bello e prezioso, parte integrante della nostra identità. Accettare un dolore che ci appartiene significa iniziare a usarlo come bussola per il futuro». L’evento si è concluso sabato sera con una veglia pasquale al santuario di Varallino aperta a tutti, scout, amici e genitori.
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