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«Città universitaria? No, servono case per i rhodensi»

La posizione del centro sociale Sos Fornace: «Rho non ha bisogno di un nuovo slogan ma di una politica abitativa»

«Città universitaria? No, servono case per i rhodensi»

«Con il convegno “Una casa per chi studia, una città per crescere” l’amministrazione comunale ha rilanciato l’idea di “Rho città universitaria”. Un’espressione che suona moderna, attrattiva, dinamica. Ma dietro le parole occorre guardare la sostanza.» Inizia con queste parole il commento dei componenti del Centro Sociale Sos Fornace dopo il convegno sulla «casa per chi studia» svoltosi la scorsa settimana nella sala del consiglio comunale.

«La cosiddetta “città universitaria” rischia di essere solo un nuovo nome per la “città vetrina”

«La cosiddetta “città universitaria” rischia di essere solo un nuovo nome per la “città vetrina”: una città pensata per chi arriva, consuma e riparte, più che per chi la abita tutto l’anno – affermano i componenti del centro sociale Fornace – Una città che misura il proprio successo in posti letto temporanei invece che in diritti garantiti. Per i rhodensi la priorità non è moltiplicare formule di ospitalità, ma riuscire ad avere un tetto sopra la testa a condizioni sostenibili. La discussione sullo studentato diffuso non può diventare un alibi per spostare il baricentro delle politiche pubbliche dall’abitare stabile all’accoglienza temporanea.»

Componenti del centro sociale che nella loro analisi prendono in considerazione anche i dati forniti da Regione Lombardia.

«I dati mostrano che l’offerta di posti letto per gli ipotetici studenti in arrivo Rho esiste già, ed è in crescita. Oggi sono 1.853 i posti letto complessivi in ambito extra-alberghiero.

Tra il 25 settembre 2025 e il 10 febbraio 2026 con il miraggio delle Olimpiadi le strutture sono passate da 389 a 413, mentre i posti letto sono cresciuti da 1.713 a 1.853

Tra il 25 settembre 2025 e il 10 febbraio 2026 con il miraggio delle Olimpiadi le strutture sono passate da 389 a 413, mentre i posti letto sono cresciuti da 1.713 a 1.853. Una crescita trainata soprattutto da “case e alloggi privati”: abitazioni residenziali sottratte al mercato ordinario e convertite in ricettività. Ogni casa trasformata in stanza per soggiorni brevi è una casa in meno per chi cerca un affitto stabile. Gli affitti brevi competono direttamente con il mercato ordinario: riducono l’offerta, aumentano la pressione sui canoni, rendono più fragile l’equilibrio sociale»

Le risorse pubbliche devono concentrarsi su edilizia residenziale pubblica

Dati, quelli stilati da Regione Lombardia che i ragazzi di Fornace hanno confrontato con quelli del Piano triennale e annuale dell’offerta abitativa dell’Ambito del Rhodense. «nell’ultimo anno 878 famiglie hanno presentato domanda di alloggio popolare. Nel triennio 2026–2028 sono previsti solo 132 alloggi Sap su tutto l’Ambito. Questo è il cuore della questione. Non la retorica dell’attrattività, ma il diritto all’abitare. Le risorse pubbliche devono concentrarsi su edilizia residenziale pubblica, recupero del patrimonio inutilizzato, regolazione degli affitti brevi e strumenti che garantiscano stabilità alle famiglie – concludono i soci del centro sociale Sos Fornace – Una città giusta non si costruisce moltiplicando le camere temporanee, ma garantendo case stabili. La città di Rho non ha bisogno di un nuovo slogan. Ha bisogno di una politica abitativa che metta al centro delle persone che la vivono».