Grande successo per la prima data di “Umane connessioni 2026 – abitare l’umano” con Mario Calabresi.
Ci sono voci capaci di scendere negli abissi del quotidiano in punta di piedi, portando alla luce ciò che spesso resta sommerso nel silenzio della nostra interiorità. Mario Calabresi possiede questo talento raro: una scrittura che non si limita a narrare i fatti, ma scava nella “pancia” delle persone, dando forma e nome a sentimenti inespressi. È accaduto anche venerdì scorso, 23 gennaio 2026 , nella suggestiva cornice dell’ex convento dell’Annunciata ad Abbiategrasso, dove il giornalista ha inaugurato la quarta edizione della rassegna “Umane connessioni”.

Sold out all’Annunciata
Davanti a una platea di quattrocento persone (200 nell’auditorium, le altre collegate in streaming nella sala accanto) avvolte in un silenzio quasi sacro, Calabresi, guidato dalle domande puntuali del professor Alessandro Grittini, ha presentato il suo ultimo lavoro, Alzarsi all’alba. Al centro dell’incontro, un tema tanto universale quanto temuto: la fatica. Non quella celebrata dai podi sportivi o dai successi professionali eclatanti, ma quella silenziosa, viscerale, spesso invisibile, che appartiene a chi si prende cura degli altri, a chi resiste nell’ombra, a chi affronta la giornata senza cercare riflettori.
È lo stesso autore a raccontare, con una sincerità che lo ha reso immediatamente simpatico al pubblico, lo scetticismo iniziale del suo editore: parlare di fatica sembrava una scommessa persa in un’epoca che idolatra la velocità e la performance senza sforzo. Eppure, la risposta dei lettori è stata dirompente. Questo è il libro di Calabresi che ha toccato più profondamente le corde del pubblico. Il motivo è semplice quanto profondo: restituire un significato alla fatica significa restituire un senso all’esistenza stessa. Abitare lo sforzo, riconoscerlo come parte integrante del percorso, permette di affrontare la complessità del vivere senza rinunciare alla possibilità della felicità.
Un narratore dell’anima
Le storie delle “persone comuni” diventano così esempi reali. La loro capacità di trasformare le difficoltà in punti di forza rende la pazienza un esercizio che porta alla soddisfazione, non più un concetto astratto, ma una pratica quotidiana alla portata di tutti. Questo approccio si sposa perfettamente con il titolo scelto per l’edizione di quest’anno della rassegna, “Abitare l’umano”, ideata dal vicesindaco e assessore alla Cultura Beatrice Poggi. Come sottolineato durante la serata, non poteva esserci inizio migliore:
“Calabresi non è solo un cronista, ma un narratore dell’anima, una penna che riesce a dare voce alla forza di chi lotta ogni giorno per proteggere la propria umanità, anche quando le condizioni sembrano remare contro. In quei novanta minuti di dialogo, Abbiategrasso non ha solo ospitato una presentazione letteraria, ma ha vissuto un momento di riflessione collettiva su cosa significhi, oggi, restare umani. La fatica, spogliata della sua accezione negativa, è stata riscoperta come il motore che ci permette di stare al mondo con consapevolezza e dignità ha sottolineato il vicesindaco.Un bel inizio per la rassegna Umane connessioni grazie a tutti per la partecipazione e grazie di cuore a tutto lo staff dell’ufficio cultura!”.
Un incontro ricco di spunti e riflessioni che ha inaugurato la rassegna nel migliore dei modi. Gli appuntamenti proseguono il 28 febbraio alle 15.30 all’ex convento dell’Annunciata con Alberto Pellai (medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore). Ingresso libero, le iscrizioni apriranno a breve sul sito www.abbiategrassodavivere.it