L'evento

La testimonianza di un agente sopravvissuto e il giuramento dei nuovi operatori di Polizia Locale al centro della celebrazione di San Sebastiano

L'ex assistente scelto della Polizia provinciale di Ferrara Marco Ravaglia ha ricordato il drammatico momento in cui lui e la guardia ecologica volontaria Valerio Verri sono stati aggrediti da Igor il Russo

La testimonianza di un agente sopravvissuto e il giuramento dei nuovi operatori di Polizia Locale al centro della celebrazione di San Sebastiano

«È accaduto l’imponderabile, ma ho imparato a prendere le distanze dall’odio». Un perdono laico, quello a cui ha fatto riferimento stamane, sabato 24 gennaio, a Parabiago l’ex assistente scelto della Polizia provinciale di Ferrara, Marco Ravaglia, che ha ricordato il drammatico momento in cui lui e la guardia ecologica volontaria, Valerio Verri, sono stati aggrediti dal criminale serbo Norberth Feher, alias Igor il Russo. Verri, quella sera dell’8 aprile del 2017 perderà la vita, Ravaglia invece sopravviverà, ma portando per la vita i segni dell’inferno attraversato.

La celebrazione di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale

Quello che ha coinvolto Ravaglia, è stato uno dei due momenti che hanno caratterizzato la celebrazione di San Sebastiano Martire, patrono della Polizia Locale.
Alle 10 di oggi, infatti, è stata celebrata la santa messa nella chiesa prepositurale dei santi Gervasio e Protasio, officiata dal parroco don Maurilio Frigerio. Alle 11.30, invece, è cominciata la cerimonia ufficiale nella sala consiliare del Comune di Parabiago. Cerimonia che ha visto il giuramento dei nuovi operatori di Polizia Locale, gli interventi dell’Amministrazione comunale e delle autorità, quindi la testimonianza di Marco Ravaglia, vittima sopravvissuta alle azioni di “Igor il Russo”.

I nuovi agenti dell’asse del Sempione a prestare giuramento sono stati: Pier Luigi Miccoli, Pasquale Piscitelli, Eleonora Lione, Simone Pariota e Mattia Di Blasi di Parabiago; Ignazio Amantea e Leonardo Maresca di Arese; Paola Tasso e Carlo Di Cristo di Rescaldina.

La testimonianza

«Ho ricevuto quattro colpi di pistola, i proiettili mi hanno perforato, provocandomi dolore, sofferenza e due metri di cicatrici. In quel terribile 8 aprile ho provato a estrarre l’arma, ma l’assassino mi ha disarmato – ha raccontato Marco Ravaglia – Nelle gravissime condizioni in cui mi trovavo, ho finto di essere morto. Ho trovato la conducente di un’auto che, con i suoi figli a bordo, mi ha soccorso. Devo ringraziare il sostegno che mi hanno sempre dato mia moglie, le psicologhe e le persone che mi hanno aiutato a rialzare la testa».