Una risposta concreta alla carenza di personale nel commercio e nel retail, ma anche un modello virtuoso di inclusione sociale e reinserimento lavorativo. Con questo duplice obiettivo, una delegazione di aziende associate a Confimprese ha visitato il carcere di Bollate, istituto penitenziario considerato un’eccellenza a livello nazionale per i percorsi di lavoro e reinserimento dei detenuti.
Le imprese del commercio in visita al carcere di Bollate
«Il lavoro è uno degli strumenti più efficaci di reinserimento sociale e di riduzione della recidiva – sottolinea Mario Resca, presidente Confimprese (500 marchi commerciali, 100mila punti vendita, 1,2 milioni di addetti) –. Per le imprese retail rappresenta al tempo stesso un’opportunità per rispondere alla carenza di personale con lavoratori motivati, accompagnati da percorsi di formazione e responsabilizzazione. L’inserimento lavorativo dei detenuti in art. 21 non è solo una scelta etica, ma una soluzione organizzativa sostenibile: contratti regolari, formazione, accompagnamento e un impatto positivo anche in termini di riduzione della recidiva».
L’iniziativa nasce in un contesto di forte difficoltà per il settore del retail e del commercio moderno, che oggi registra una mancanza stimata di circa 10mila figure professionali tra addetti alla vendita, commessi, camerieri e personale di sala. Una carenza strutturale che rischia di frenare la crescita delle imprese e la qualità del servizio, soprattutto nelle grandi aree urbane.
La possibilità di lavoro per i carcerati
Durante la visita, la delegazione Confimprese ha incontrato Giorgio Leggieri, direttore dell’istituto e Roberto Bezzi, responsabile dei percorsi di inserimento lavorativo, per valutare la possibilità di assumere detenuti ammessi al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Si tratta di persone che possono uscire dal carcere durante il giorno per svolgere un’attività lavorativa regolare e rientrare la sera in istituto, seguendo un percorso controllato, graduale e sicuro.
Il carcere di Bollate rappresenta da anni un laboratorio avanzato di collaborazione tra istituzioni, imprese e terzo settore, dimostrando come l’incontro tra domanda e offerta di lavoro possa generare valore per tutti: per le aziende, per i lavoratori coinvolti e per la collettività. Alla visita parteciperanno anche numerosi giornalisti di testate nazionali e generaliste, a testimonianza dell’attenzione crescente verso modelli di economia inclusiva, capaci di coniugare esigenze produttive, responsabilità sociale e sicurezza.
Confimprese conferma così il proprio impegno nel promuovere soluzioni innovative e sostenibili per il mercato del lavoro, favorendo al contempo percorsi di inclusione che restituiscono dignità, competenze e futuro alle persone.
Focus sull’articolo 21 del Dipartimento di amministrazione penitenziaria
L’Art. 21 del DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), spesso citato come art. 21 O.P. (ordinamento penitenziario), si riferisce al lavoro all’esterno per i detenuti e internati, permettendo loro di lavorare o frequentare corsi fuori dal carcere per favorire il reinserimento sociale, con specifiche regole e l’approvazione del magistrato di sorveglianza, e include anche possibilità per madri detenute (art. 21 bis).
Art. 21 O.P. (Ordinamento Penitenziario)
Lavoro Esterno: Permette ai detenuti di lavorare fuori dal carcere, anche in imprese private o per corsi professionali, senza scorta, salvo esigenze di sicurezza.
Finalità: È un beneficio volto al reinserimento sociale (trattamento rieducativo).
Procedure: Richiede l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria (per gli imputati) e l’approvazione del magistrato di sorveglianza per i provvedimenti esecutivi.
Condizioni: Per reati gravi (art. 4 bis), l’ammissione avviene dopo almeno un terzo della pena.
Madri/Padri: L’art. 21 bis estende il beneficio alle madri (e in casi specifici ai padri) per l’assistenza ai figli minori di 10 anni.