tanti giovani e genitori

Una serata di dialogo e confronto con il cappellano del carcere minorile Beccaria

All’incontro sono state presentate, delle riflessioni che hanno svolto i ragazzi della scuola secondaria di primo grado del territorio

Una serata di dialogo e confronto con il cappellano del carcere minorile Beccaria

Ieri sera, presso l’Auditorium Comunale di Rescaldina, un pubblico attento e coinvolto, ha partecipato all’incontro con Don Claudio Burgio cappellano dell’Istituto di pena minorile Beccaria e fondatore della associazione Kayros che accoglie minori che vivono importanti disagi giovanili.

Una serata di dialogo e confronto con il cappellano del carcere minorile Beccaria

Una platea composta da genitori, insegnanti, educatori, adolescenti, animata dal desiderio di costruire e di riconoscersi come una comunità educante, che non vuole chiamarsi fuori e accomodarsi sulla facile definizione di “mostri”, “maranza” “baby gang”, lo ha interrogato su cosa piuttosto è possibile fare.

All’incontro sono state presentate, delle riflessioni che hanno svolto i ragazzi della scuola secondaria di primo grado del territorio che hanno lavorato sul suo ultimo libro dal titolo Il mondo visto da qui.

Riflessioni dalle prime classi

Ho dei genitori che pensano sempre a me, ma il problema è che sono troppo esagerati.
Ho un bellissimo rapporto con i miei genitori, soltanto che a volte mi sento un po’ deluso e non ascoltato come vorrei.
Essere genitori è una cosa molto importante e difficile, devi ricordarti che stai crescendo una persona reale e che in futuro se la dovrà cavare da solo, quindi devi dare una buona dose bilanciata di insegnamento e protezione. Perchè non curarsene lo renderà facile preda del mondo, ma vale anche per chi lo vizia e difende troppo.
Chiediamo adulti autentici, capaci di mettersi in gioco, non perfetti, ma presenti. Vorremmo sentirci dire “Ti conosco, ti riconosco per quello che sei tu”.
Abbiamo bisogno di luoghi e tempi in cui essere ascoltati.

La riflessione di una ragazza di terza media

a) Dietro ogni comportamento c’è una storia che non si vede.
b) Gli errori non definiscono per sempre.
c) Invece di giudicare sarebbe bello ad ascoltare e fare una domanda in più “Come stai davvero?”

Su queste riflessioni Don Burgio ha risposto puntualmente raccontando chi sono i ragazzi che incontra, quali domande, quali desideri, quale rabbia, quali storie si portano dentro, quali sogni hanno per loro che noi non riusciamo a intercettare.

Ovviamente non fornendo istruzioni per l’uso ha evidenziato che bisogna avere la pazienza di ascoltare le narrazioni dei ragazzi, camminare al loro fianco, come ha fatto Gesu’ nella discesa di Emmaus, concedere loro fiducia, aprirli alle relazioni di senso, perché l’approccio al problema del disagio giovanile passa necessariamente per la via educativa, nell’intreccio di una trama di relazioni fiduciarie di cura, liberi dall’esito della prestazione e non può passare solo attraverso la soluzione securitaria che, per sua natura, è solo chirurgica.