Si avvicina l’inverno e gli amanti dello sci i stanno preparando per la nuova stagione. Il Dr. Giacomo Zanon, chirurgo ortopedico di Habilita I Cedri, la casa di cura di Fara Novarese (NO), spiega qual è il modo migliore per fare un avvicinamento corretto per evitare poi il rischio di infortuni.
«Il modo migliore è basato sul programma di presciistica che poi altro non è che un ricondizionamento muscolare basato soprattutto sulla potenza, quindi sul rafforzamento non solo della muscolatura dell’arto inferiore in particolare il quadricipite, il principale controllore della posizione dello sci, ma anche della forza addominale. Quando si scia si utilizzano tantissimo gli addominali nel movimento di distensione e nel movimento in cui si accenna l’ingresso o l’uscita dalla curva: si muove il bacino con gli addominali e, per questo motivo, è fondamentale il rafforzamento di questi muscoli. Tutti pensano che sia importante rafforzare solo le gambe ma non è solo quello. È corretto allenare le gambe, ma è altrettanto corretto rafforzare il controllo del bacino con la muscolatura degli addominali e la muscolatura dei paravertebrali della colonna».
Ci sono poi lavori specifici che consiglia?
«Accanto a al lavoro di potenziamento muscolare va fatto molto lavoro di tipo propriocettivo, cioè degli esercizi che servono per controllare l’equilibrio perché, finché va tutto bene, la neve è bella, le curve vengono; ma nel momento in cui, ad esempio, si incontra una cunetta, o è presente neve ghiacciata, oppure si deve evitare improvvisamente una persona, o un imprevisto, la capacità di percepire l’equilibrio è fondamentale. Ritengo che queste siano le due strategie importanti».
Con i materiali sempre più performanti, anche sciare costringe le persone a prepararsi in modo più accurato.
«Prima di tutto attenzione alla testa: da quest’anno il casco è obbligatorio per tutti ma, a prescindere dalle normative, indossare il casco è fondamentale. Poi, è vero, gli attrezzi moderni come la sciancratura dello sci, (la capacità di deformarsi in curva), gli scarponi sempre più tecnici, le piastre che si posizionano tra scarpone e sci e che consentono di facilitare la sciata, soprattutto in curva, sono tutti elementi che portano a un aumento della velocità. Controllare uno sci in velocità è una cosa più difficile e che, oltre alla tecnica, richiede un particolare sforzo fisico. Gli attrezzi andrebbero quindi scelti anche in base alle capacità che un soggetto possiede: è inutile che si acquisti uno sci da settimo livello se si scende dalla pista facendo lo spazzaneve. Deve esserci quindi anche un buon consiglio da parte del venditore o da chi affitta gli sci nel consegnare nelle mani di qualcun’altro un attrezzo che sia in grado di utilizzare nel modo migliore».
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Quali sono oggi gli infortuni più frequenti in cui si può incorrere nel momento in cui non si ha una preparazione adeguata?
«Gli infortuni in questo campo possono essere diversi. Purtroppo i traumi cranici sono sempre più frequenti; a questo aggiungiamo i traumi del rachide cervicale, tant’è vero che per esempio in Coppa del Mondo è obbligatorio l’airbag (identico a quello che hanno i motociclisti) e penso che prima o poi diventerà obbligatorio anche per tutti gli sciatori. Tra gli altri infortuni frequenti ci sono le fratture ai polsi, ci si frattura l’omero e la clavicola. Posso dire che, ahimè, ogni distretto corporeo può essere a rischio. A livello numerico, sono molto frequenti le distorsioni di ginocchio, il cosiddetto “pollice dello sciatore”, cioè il trauma provocato dall’urto contro la cinghia del bastoncino che porta in iperestensione il dito. Si vedono spesso anche lesioni all’arto superiore, alla colonna, all’arto inferiore, al cranio: diciamo che, numericamente, le distorsioni di ginocchio lo fanno da padrone, ma le cadute possono coinvolgere qualsiasi zona».
Sempre in tema di sport, l’ambulatorio di Sport Medicine in collaborazione con il Dr. Federico D’Amario, in Habilita I Cedri a cui accedono sia chi pratica sci, ma anche tutti gli altri sportivi (e non solo) sta continuando a crescere.
«Il servizio di sport medicine a Fara Novarese è una realtà radicata sul territorio. Siamo diventati un punto di riferimento importante di tutta la parte orientale del Piemonte perché, fondamentalmente, siamo in grado di fare tutto. Dalla patologia dei tendini, a quella artroscopica del ginocchio, fino alla patologia della caviglia, i nostri numeri stanno aumentando. Io penso che dopo quattro anni e mezzo da quando abbiamo iniziato, siamo diventati un punto di riferimento importante, ambulatorio sempre pieno, sale operatorie sempre piene, con l’obiettivo, sempre raggiunto, di mantenere le liste d’attesa assolutamente ragionevoli».