Oggi il problema delle liste di attesa in Italia, ovvero le tempistiche che i pazienti devono affrontare per ricevere una prestazione sanitaria, rappresenta una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale e influenza la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure per milioni di cittadini.
Un bilancio che fa riflettere
Lo Sportello per il diritto alla salute di Abbiategrasso fa un bilancio, sconfortante, della situazione. La legislazione vigente prevede che le visite e gli esami diagnostici debbano essere garantiti ai pazienti dal Servizio sanitario nazionale obbligatoriamente nei tempi massimi evidenziati dai codici in ricetta dal medico curante. Il monitoraggio viene effettuato prendendo in considerazione i reali giorni di attesa per i primi accessi alle cure/esami con priorità D – per fotografare la reale situazione in essere. Il tempo di attesa di giorni per i primi accessi con priorità classe D di legge corrisponde per le visite entro 30 giorni, per gli esami diagnostici entro 60 giorni.
Quasi 600 giorni per una visita oculistica
Lo Sportello riassume la situazione fotografata dalla rilevazione ufficiale del 3 giugno 2025 dell’Asst Ovest Milanese. Per l’ospedale Cantù di Abbiategrasso sono stati segnalati i seguenti tempi di attesa: 596 giorni per una visita oculistica, 390 per una visita endocrinologica, 516 giorni per un ecocolordoppler cardiaco e 537 giorni per una colonscopia totale.
«I tempi d’attesa dichiarati sono quindi ben oltre la priorità prescritta dal medico curante – fanno sapere dallo Sportello per il diritto alla salute di Abbiategrasso – Accade inoltre di ottenere appuntamenti a visite/esami in località lontane dalla residenza del cittadino e questo crea grande difficoltà per le persone anziane che non sempre hanno modo di pagare un trasporto di tasca propria o contare sull’aiuto di parenti o amici disponibili. Altro elemento che influisce sull’efficacia della gestione sanitaria è la trasformazione della Sanità da bene comune sociale ad azienda che mira al profitto economico».
La medicina territoriale è in crisi per la diminuzione dei medici di medicina generale e conseguente diminuzione dell’attività di prevenzione. Molti cittadini sono costretti a ricorrere al Pronto Soccorso per far fronte alle cure sanitarie. Un «rimedio» questo che genera difficoltà sia per chi ha urgenza di cure, sia per il personale sanitario addetto al Pronto soccorso.