La lettera

Riapertura della scuola, i presidenti dei Consigli d’Istituto scrivono a Mattarella

Tra i firmatari ce ne sono anche quattro dell'Ovest Milano.

Rhodense, 02 Agosto 2020 ore 12:07

“Ci rivolgiamo a Lei in qualità di Presidente della Repubblica, primo Garante della Costituzione, confidando nell’autorevolezza e nelle capacità della Sua Persona, affinché nel ruolo istituzionale da Lei rivestito possa intercedere sul Governo perché alla Scuola vengano realmente assicurate tutte le attenzioni, le cure e le risorse necessarie per una vera e piena ripartenza e per ritrovare la dignità di pilastro costituzionale portante della nostra democrazia”. Così circa 700 presidenti dei Consigli d’Istituto di tutta Italia hanno scritto al capo dello Stato Sergio Mattarella in vista della ripartenza della scuola a settembre.

I presidenti dei Consigli d’Istituto scrivono a Mattarella

Tra i presidenti firmatari, anche alcuni dell’Ovest Milano: Alessio Belloni dell’Istituto comprensivo “Ada Negri” di Motta Visconti, Elena Maria Mercati del “Puecher-Olivetti” di Rho, Luca Spinelli dell’Ic “Lamarmora” di Lainate e Silvana Casati del liceo “Galilei” di Legnano. Di seguito alcuni stralci della lettera.

Negli ultimi due mesi e, soprattutto, nelle ultime settimane, si sono succedute dichiarazioni, anticipazioni, relazioni e bozze, fino all’emanazione del Piano Scuola da parte del Ministero che, però, non delinea un chiaro e valido quadro di riferimento e di responsabilità che possa tradursi in un piano operativo attuabile in tutte le Scuole statali della Repubblica garantendo, in modo omogeneo e qualitativo, quanto necessario per una ripresa degna di questo nome; tali “Linee guida” rischiano invece di tradursi, dopo il fermo sanitario legato al Covid-19, in una Scuola negata.
Soltanto a titolo esemplificativo, a seguito dell’applicazione del distanziamento sanitario di “sicurezza” (stabilito in un metro tra le rime boccali), sono scenari tutt’altro che remoti:
● per i bambini ed i ragazzi più grandi che frequentano le Secondarie di I e di II grado, un misto di didattica a distanza ed in presenza, la riduzione delle unità didattiche anche fino a soli 40 minuti, l’accorpamento di più discipline (quasi che ve siano alcune importanti ed altre meno nella formazione di un individuo), la riduzione dei programmi curricolari ed i doppi turni;
● per i bimbi che frequentano le Scuole Primarie, l’accorpamento degli “esuberi” derivanti dalla mancanza di spazi idonei in gruppi di classi diverse e/o di età diverse, finanche alla sciagurata riduzione del tempo didattico curricolare frontale effettivo svolto dagli insegnanti dei due tempi Scuola, magari affidando parte delle ore scolastiche a personale non docente e non qualificato, dedicandolo ad attività varie, non integrative, ma sostitutive di quelle disciplinari;
● non si fa alcun riferimento alle scuole dell’infanzia ritenendo non prioritario, o complesso il tema che riguarda i bambini più piccoli.
Nella sostanza, in entrambi i casi, sia per i bambini che per i ragazzi, si prospetta uno sconcertante declassamento del modello didattico e l’inaccettabile riduzione del tempo dedicato alla didattica curricolare frontale, presentato al Paese come modernizzazione, che comporterebbe l’abbassamento della loro futura preparazione, se non addirittura la riduzione dell’accesso all’istruzione che è dovere ineludibile della nostra Repubblica democratica, producendo di fatto un forte ostacolo al compito che la Costituzione affida alla Scuola: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Per non parlare delle misure legate alla tutela della salute: non spetta ovviamente a noi fornire le indicazioni necessarie, ma ci sentiamo tuttavia in obbligo di far notare che si è passati nel giro di un mese da indicazioni che prevedevano mascherine per tutti i bambini al di sopra dei 6 anni, misurazione della febbre in entrata, necessità di dimezzare le classi derivante da un ragionevole distanziamento tra gli alunni, alla distanza “boccale” statica di un metro lineare (parametro poco chiaro visto che si parla anche di bambini e non di adulti addestrati) come unico baluardo di prevenzione sanitaria. Anche questo, come certamente comprenderà, non solo induce nei genitori una significativa nonché più che giustificata preoccupazione, ma non permette neppure al personale scolastico di avere linee certe e responsabilità nette sulle quali iniziare a programmare il rientro di settembre in sicurezza. E non si può certo giustificare tale scelta con l’azzeramento dei rischi epidemiologici derivante dagli indici statistici nazionali ed internazionali, visto il susseguirsi di numerose e poco rassicuranti situazioni di contagio degli ultimi giorni in Italia, in Europa e nel mondo.

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