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Legalità, a Boffalora la scuola apre una finestra sul carcere

Per il secondo anno di fila alcuni detenuti hanno portato le loro testimonianze agli studenti delle medie

Legalità, a Boffalora la scuola apre una finestra sul carcere
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Giornata all’insegna della legalità e della prevenzione per la scuola media Indro Montanelli di Boffalora. Martedì 26 marzo i ragazzi hanno infatti potuto toccare con mano una realtà poco nota come quella carceraria grazie all'incontro con un gruppo di detenuti.

A Boffalora un filo diretto tra scuola e carcere

Si tratta della secondo anno di fila che l’istituto organizza questo tipo di iniziativa, già inserita all’interno delle giornate dedicate all’educazione civica previste dal piano di offerta formativa. A differenza dello scorso anno, questa volta il progetto è stato esteso anche agli alunni che classi prime, che tuttavia non hanno affrontato la parte relativa alle testimonianze dei detenuti, limitandosi a visionare il film La mafia uccide solo d’estate e a realizzare degli elaborati artistici legati al tema della legalità.

Le classi seconde e terze, alternandosi nel corso della giornata, hanno invece lavorato assieme alle mediatrici penali, dapprima esponendo i loro lavori incentrati su figure dell’antimafia e in seguito ascoltando la viva voce di tre detenuti giunti a scuola; uno dal carcere di Opera e due da quello di Bollate.

Nello specifico si è trattato di una persona sottoposta a misura alternativa (il cosiddetto Articolo 21) che esce tutti i giorni per lavorare, una con regime ristretto di semilibertà che torna in carcere solo per la notte e infine una persona già in affidamento che a breve terminerà di scontare la sua sua pena.

Il significato del progetto

A spiegare nel dettaglio l’iniziativa è stata la professoressa Cinzia Garavaglia, referente del progetto:

«Quest’anno la giornata è legata ai temi della dignità e del senso di giustizia, mentre l’anno scorso l’intero progetto era più incentrato sugli articoli della Costituzione».

Molto importante in questo senso è stato pertanto l’ascolto delle tre testimonianze da parte dei ragazzi poiché, spiega la docente:

«Ciò che raccontano i detenuti non è tanto il reato in sé, ma come questo ha condizionato la loro vita quando erano giovani e cosa li ha portati a compiere una determinata scelta. Da qui poi il racconto su come hanno vissuto il percorso carcerario e su cosa li ha aiutati a migliorarsi».

La riflessione sul significato di questa giornata particolare è stata poi affidata a un elaborato scritto personale, che i ragazzi hanno dovuto realizzare e poi consegnare ai loro docenti di italiano. Come ha commentato la prof Garavaglia però, già durante le attività di martedì era palpabile l’interesse degli studenti verso quella che senza dubbio è stata un’opportunità unica per conoscere un mondo così lontano dal loro vivere quotidiano:

«La cosa bella è stata anche vedere come gli studenti riflettono e quali parole utilizzano, perché questo è anche un lavoro di interazione e comunicazione. Poi i ragazzi quello che pensano lo dicono, in tutta la loro sincerità, e su un argomento sul quale ci sono molti luoghi comuni cioè è ancora più amplificato L’attenzione che pongono quando parla la mediatrice o il detenuto è diversa rispetto a quella che hanno in classe, forse perché hanno una persona che racconta il suo vissuto e questo li colpisce molto. È bello che i giovani vedano cosa può comportare lo scegliere strade sbagliate», conclude.

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