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Gli studenti del Torno celebrano il centenario della morte di Pio Rame

Un progetto pensato per gli studenti dell'istituto superiore castanese Torno in occasione dei 100 anni dalla morte di Pio Rame.

Gli studenti del Torno celebrano il centenario della morte di Pio Rame
Attualità Legnano e Altomilanese, 01 Dicembre 2021 ore 17:06

Con dicembre ha preso avvio il progetto che vede impegnati gli studenti del Torno di Castano Primo a celebrare il centenario della morte di Pio Rame.

Cento anni dalla morte di Pio Rame: il progetto degli studenti del Torno

Oggi, mercoledì 1° dicembre 2021, ha avuto luogo la prima di una serie di iniziative culturali volte a celebrare il centenario della morte di Pio Rame (Alessandria, 12 giugno 1849 - Castano Primo, 25 dicembre 1921), artista e artigiano del teatro, capostipite di una compagnia di giro particolarmente attiva tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento in quello scampolo della Penisola ritagliato fra il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia e il Veneto, distintasi in origine nell'arte straordinaria e complessa di far danzare le marionette. Il progetto “Castano Prima celebra il centenario della morte di Pio Rame” è stato ideato e promosso dalla professoressa Laura Fusaro, docente di Italiano e Storia, con il prezioso sostegno dell'Amministrazione comunale della città, ottenendo il Patrocinio morale gratuito della Fondazione Fo Rame, presieduta da Mattea Fo.

Il legame della famiglia Rame con Castano Primo

Il legame dei Rame con Castano Primo inizia nell'autunno-inverno del 1921. Nell'aria c'è voglia di spensieratezza. I castanesi si sono lasciati alle spalle, come tutti, l'immane carico di sofferenza del primo conflitto mondiale, l'esperienza drammatica della pandemia “spagnola” (che in paese ha fatto registrare addirittura più vittime della guerra) e sono stati travolti dall'ondata di conflittualità sociale che ha caratterizzato il cosiddetto “biennio rosso”.

I Rame alternano ormai al teatro colle marionette il teatro di persona, con aggiunta di volenterosi e numerosi dilettanti del paese. Spesso recitano “all'improvvisa”, sulla base di un canovaccio nel quale sono riportate indicazioni generiche circa i personaggi, l'azione e lo sviluppo della trama; non le battute, improvvisate dagli attori direttamente sulla scena in base a un repertorio ben conosciuto e arricchito dai lazzi e dalle trovate comiche che Tommaso, secondogenito di Pio nonché drammaturgo della compagnia, indica col termine “sogetti”. Di frequente, il denaro ricavato dalle recite viene devoluto in beneficienza.

Uno studio sui testi dei Rame

Presso l'Archivio della Fondazione Fo Rame è disponibile un Quaderno con la sigla di Tomaso Rame su cui sono scritte in bella calligrafia le “chiavi teatrali” delle opere da rappresentare a soggetto. Su 17 testi riportati, 16 sono stati scritti appunto a Castano Primo, tra il 5 novembre 1921 e il 12 marzo 1922. Nella migliore tradizione della Commedia dell'Arte, troviamo nelle farse scritte da Tomaso Rame tutti i motivi e gli ingredienti classici della commedia degli equivoci: travestimenti, scambi di persona, fraintendimenti, intrighi. Ritroviamo anche gli stessi tipi fissi: il servo furbo, orditore di intrighi e il servo sciocco dedito alle digressioni burlesche e alle trovate ridicole, mogli e mariti gelosi, amanti pretenziose...

Sotto la guida della professoressa Fusaro, le chiavi teatrali riportate nel quadernetto sono state trascritte e rielaborate dagli studenti della 4° G AFM del Torno che, proprio questa mattina - mercoledì 1° dicembre -, si sono recati a visitare la tomba centenaria di Pio Rame e i diversi luoghi che hanno ispirato Tommaso nella scrittura delle farse castanesi (l'edificio che fu sede della Casa del Popolo, presso la quale i Rame dimorarono e misero in scena le loro rappresentazioni, l'Albergo del Gallo, oggi Ristorante Pizzeria “Mediterraneo”, il bar “Due spade” in Piazza Mazzini, oggi Turkish Kebap).

La prossima sfida sarà riuscire a riportare in scena i testi teatrali dei Rame, così da rinsaldare quel legame fatto anche di simpatia, d'affetto e gratitudine, che essi seppero instaurare cento anni fa con la popolazione castanese.

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