Poliambulatorio potenziato in Habilita Casa di Cura I Cedri

Poliambulatorio potenziato in Habilita Casa di Cura I Cedri
28 Dicembre 2020 ore 07:00

In Habilita Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese è stato potenziato il poliambulatorio. Questo permette anche la collaborazione tra diversi specialisti nella diagnosi e nel trattamento di patologie specifiche. È il caso, ad esempio, dei noduli della tiroide. Abbiamo chiesto al Dr. Diego Barbieri, otorinolaringoiatra e alla Dr.ssa Anna Maria Formenti, endocrinologa, di parlarci di questo argomento.

Dr. Diego Barbieri

Dr. Barbieri, quanto sono frequenti i noduli della tiroide? E a cosa sono dovuti?

“In Italia la prevalenza di noduli tiroidei nella popolazione oscilla tra il 50 e il 75%. La maggior parte di questi noduli sono benigni (adenomi, cisti) e solo una percentuale tra il sei e l’otto per cento risulta essere un tumore maligno (carcinoma). Molto spesso i noduli si formano per una carenza di Iodio, e in alcuni casi alla base vi è anche una familiarità per tale patologia. Esistono fattori di rischio per la presenza di un nodulo maligno della tiroide tra cui i più importanti sono l’esposizione alle radiazioni ionizzanti e la familiarità per tumori della tiroide”.

Quali sono i sintomi di un nodulo della tiroide?

“Spesso i noduli della tiroide sono asintomatici – prosegue il Dr. Barbieri – e si scoprono in corso di ecografia di screening. Tuttavia quando i noduli iniziano a crescere possono essere visibili come una tumefazione al di sopra del giugulo, in loggia tiroidea. Raramente possono causare disfagia (difficoltà alla deglutizione), senso di ingombro faringeo o alterazioni della voce. Quando si è in presenza di un nodulo maligno della tiroide questo può dare metastasi ai linfonodi del collo: per questo motivo di fronte all’ingrossamento non reversibile con terapia medica di uno o più linfonodi del collo bisogna sempre eseguire una ecografia della tiroide e del collo”.

Dr.ssa Anna Maria Formenti

Dr.ssa Formenti, come è possibile diagnosticarli?

“Io da molti anni mi occupo dell’aspetto clinico e diagnostico relativo ai noduli tiroidei. È possibile visualizzarne aspetto, misurarne le dimensioni e rilevarne le caratteristiche posizionando il paziente sdraiato su un lettino con il collo in iperestensione e appoggiandovi una sonda ecografica L’ecografia tiroidea è un esame semplice, rapido e non invasivo che ci consente di ottenere molte più informazioni rispetto a quelle legate al semplice esame obiettivo del collo (l’ispezione e la palpazione della regione cervicale anteriore, che è in grado di rilevare solo noduli di dimensioni discrete).

L’ecografia tiroidea ci consente di tenere i noduli monitorati nel tempo per valutare possibili cambiamenti e decidere se e quali noduli sottoporre ad un ulteriore indagine: l’agoaspirato. E’ sempre l’ecografista che pone indicazione a eseguire un agoaspirato in base a specifiche classi di rischio ecografiche. Questo esame, sotto guida ecografica, consente di campionare delle cellule per analizzarle e valutarne la natura. L’agoaspirato viene eseguito ambulatorialmente e non richiede anestesia”.

Quali informazioni si possono avere eseguendo l’agoaspirato?

“L’agoaspirato ci dice se sono presenti cellule sospette all’interno del nodulo. La classificazione dell’agoaspirato viene espressa in cinque classi di rischio (TIR1-TIR5).”

Dottoressa, chi esegue ecografia ed agoaspirato?

“Questi esami vengono eseguiti da un radiologo o da un endocrinologo esperti di patologia tiroidea”.

Quale è la terapia del nodulo?

“Il nodulo quando non ha caratteristiche di sospetto, è piccolo e non tende a crescere può essere seguito nel tempo con ecografie seriate.

Quando i noduli sono più di uno e soprattutto quando tendono a crescere in numero e dimensione – spiega la Dr.ssa Formenti – l’endocrinologo valuterà se inviare il paziente alle attenzioni di un chirurgo che si occupa di chirurgia della testa e del collo per valutare una eventuale indicazione chirurgica. L’indicazione alla tiroidectomia è assoluta (ad eccezione di rari casi) invece quando esiste un sospetto di malignità concreto all’ecografia e all’agoaspirato”.

Dr. Barbieri, chi si occupa di chirurgia della tiroide?

“Il chirurgo che si occupa di tale chirurgia deve essere un chirurgo dedicato che gestisce specificatamente problematiche chirurgiche della testa e del collo. Può essere un chirurgo generale, un otorinolaringoiatra o un chirurgo toracico. Questo tipo di chirurgia deve essere sempre eseguita in centri di riferimento”.

Lei dottore si occupa di questo tipo di chirurgia?

“Certamente. Da quando ho iniziato la specialità mi sono dedicato a questo ramo della chirurgia. L’otorino laringoiatra infatti oltre a risolvere malattia delle orecchie, del naso e della gola, è prima di tutto un chirurgo specificatamente dedicato alla chirurgia della testa e del collo e quindi anche della ghiandola tiroide”.

Come viene condotto l’intervento chirurgico?

“La tiroidectomia – spiega il Dr. Barbieri – impone l’anestesia generale; viene eseguito un taglio sulla base del collo di circa 5 cm (in alcuni casi più piccolo) per poter accedere alla loggia tiroidea. La ghiandola viene asportata parzialmente (emitiroidectomia) oppure totalmente (tiroidectomia totale) in base alla indicazione concordata con l’endocrinologo. Se presenti linfonodi malati bisogna eseguire una pulizia anche dei linfonodi al di dietro della tiroide (svuotamento del VI livello) o del collo (svuotamento laterocervicale). Al termine della procedura il paziente avrà uno o due drenaggi e resterà ricoverato due o tre giorni fino alla rimozione dei drenaggi”.

Quali sono i rischi di questa chirurgia?

“I rischi specifici di questa chirurgia sono la lesione dei nervi ricorrenti (i nervi della voce) che si trovano al di dietro della ghiandola tiroide e la accidentale asportazione delle ghiandole paratiroidi (quattro piccole ghiandole al di dietro della tiroide) causando una alterazione del metabolismo del calcio. In sala operatoria nei centri di riferimento esistono specifici device per la ricerca dei nervi ricorrenti (neuromonitoraggio) e solo ultimamente per la ricerca delle paratiroidi (autoflurescenza)”.

Dr.ssa Formenti quanto può essere utile la collaborazione tra specialisti in diverse branche in merito a questa patologia?

“Noi pensiamo che uno degli aspetti più importanti di questa patologia sia la sinergia tra endocrinologo e chirurgo dedicato alla chirurgia della tiroide. Nel nostro caso la collaborazione è ormai datata ed è di fondamentale importanza sia nella decisione dell’indicazione chirurgica, sia nella gestione del malato dopo l’intervento”.

Per informazioni: tel 0321 818111

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