Cacciatori del Magentino-Abbiatense in subbuglio contro l'Ente

“Parco del Ticino rinato grazie allo stop alla caccia”

Un responsabile del Parco del Ticino dichiara a Rete 4: “Le nostre foreste rinate perchè abbiamo abolito la caccia”. Le doppiette del territorio: “Attacco falso e gratuito”

“Parco del Ticino rinato grazie allo stop alla caccia”
Politica Magenta e Abbiategrasso, 13 Dicembre 2020 ore 10:30

Un responsabile del Parco del Ticino dichiara a Rete 4: “Le nostre foreste rinate perchè abbiamo abolito la caccia”. Le doppiette del territorio: “Attacco falso e gratuito”

“Parco del Ticino rinato grazie allo stop alla caccia”

«Fino al 1974 qui si cacciava. Poi è arrivato il Parco che ha abolito la caccia. E sono arrivate le foreste». Cacciatori in subbuglio per le parole pronunciate all’interno della trasmissione Slow Tour padano, in onda su Rete4, da Francesco Magna, responsabile del Settore turismo, marketing, educazione ambientale del Parco del Ticino. Si parlava dell’eccezionalità di questa importante area naturale, che ospita boschi unici in tutta la pianura padana. Ed alla domanda posta dal conduttore Patrizio Roversi, il funzionario dell’ente ha individuato nell’abolizione della caccia la chiave di volta della «rinascita» del Parco.

I cacciatori: “Al contrario, foreste salve grazie alle riserve di caccia”

Parole che non sono piaciute alla sezione provinciale di Milano, Monza e Brianza della Federazione italiana caccia. Così il presidente Alessandro Mirco Nova: «Tanti federcacciatori hanno assistito, ieri (domenica, ndr) alla trasmissione “Slow Tour Padano” andata in onda su Rete4, dedicata al Parco del Ticino, affascinati dall’idea di veder promuovere in televisione un territorio che amano ed eccellenze agricole che conoscono bene. Non è stato piacevole tuttavia assistere all’ennesimo attacco gratuito e, come sempre, falso alla caccia». L’affermazione fatta da Magna è definita da Nova «faziosa e mendace». Spiega il presidente: «Mendace perché si farebbe bene a ricordare che fu proprio la presenza delle numerose riserve di caccia a mantenere e preservare la maggior parte delle foreste lungo l’asse del Ticino su cui il Parco è stato poi realizzato. Riserve di caccia senza le quali probabilmente non sarebbe rimasto nulla da proteggere visto che si dovrebbe ricordare che quasi tutte le foreste nel territorio metropolitano di Milano, come molte delle altre aree oggi protette, devono la loro esistenza alla caccia, dal Bosco di Cusago, ultime vestigia delle riserve di caccia degli Sforza prima e dei nobili milanesi poi, ai boschi di Vanzago e Riazzolo». Quindi, le conclusioni: «Anziché perdere tempo ad aggredire ad ogni occasione il mondo venatorio, sarebbe buona cosa che il Parco si interrogasse sull’efficacia delle proprie politiche faunistiche, visto che non ci pare che sul cinghiale, per fare un esempio, in questi anni abbiano ottenuto dei risultati apprezzabili». TORNA ALLA HOME

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