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Minaccia nucleare da Venegono a Ghedi per dire No alle bombe

Parte da Venegono la contestazione alle armi atomiche. Domani, la manifestazione a Ghedi dove sono custoditi 70 ordigni nucleari pronti a partire.

Minaccia nucleare da Venegono a Ghedi per dire No alle bombe
Politica Saronno, 19 Gennaio 2018 ore 15:22

Domani appuntamento fuori dall'aerobase bergamasca dove sono custodite 70 testate nucleari della Nato per chiedere la loro dismissione e l'addio agli armamenti atomici.

15mila testate, una minaccia nucleare concreta

Nel mondo oggi si contano circa 15mila testate nucleari in mano a una manciata di Stati, principalmente Russia, Usa e Francia e di cui oltre 4mila "attive", ovvero pronte a partire. E ad esplodere, ovviamente. Testate che periodicamente portano tutta l'umanità sul baratro della guerra atomica, essendo queste continua fonte di tensioni internazionali. La loro potenza è ben superiore a quella degli ordigni sganciati su Hiroshima e Nagasaki, in coda alla Seconda Guerra Mondiale. SI stima che una bomba possa tranquillamente distruggere una metropoli moderna, 100 uno Stato e che 1000 abbiano la possibilità di portare la maggior parte delle specie animali, uomo compreso, sull'orlo dell'estinzione.

"Ican", premio Nobel per la lotta alla minaccia nucleare

L'importanza della lotta agli armamenti nucleari è stata approfondita al castello dei comboniani di Venegono Superiore, sede del Forum Contro le Guerre e punto di partenza per la provincia della delegazione che domani andrà a Ghedi. Ospiti i fisici Luigi Mosca e Mario Agostinelli, oltre all'attivista internazionale Lisa Clark. Tutti e tre membri di "Ican", l'organismo internazionale che nel 2017 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. E' infatti grazie alle campagne di Ican che lo scorso settembre si è arrivati all'apertura delle firme per il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. Un documento che non si limita a chiedere la riduzione degli armamenti ma la loro messa fuori legge, al pari delle armi batteriologiche, chimiche e delle mine antiuomo. Un Trattato firmato da 127 Paesi ma non dall'Italia (che anzi aveva cercato di impedirne la stesura), che nonostante ripudi la guerra e abbia più volte detto No al nucleare, continua ad ospitare sul proprio territorio gli armamenti atomici Nato, a Ghedi e ad Aviano.

Perché dire "No" alle bombe atomiche

Perché dire no? Dopotutto, dicono le superpotenze, le armi atomiche servono da deterrente. "Force de Frappe", dicevano in Francia durante la Guerra Fredda, quando si avviò la creazione di un arsenale nucleare. Ma, spiegano da Ican, non è per nulla vero. Anzi, la presenza di armi nucleari sortisce l'effetto opposto perché, spiega Clark, "quando uno Stato usa la minaccia dell'arma atomica per prevaricare su un altro, si manda il messaggio che comanda chi ha la bomba più potente. Con le conseguenze di una continua corsa agli armamenti e di rapporti internazionali sempre più tesi, come quelli che viviamo oggi". Una continua gara a chi ha il "bottone più grosso", per dirla con le parole del Presidente Usa Donald Trump. Ma, continua Clark, le bombe atomiche e le spese necessarie all'aggiornamento delle forze militari uccidono anche dagli hangar. "Nel mondo si spendono ogni anno oltre 1600 miliardi di dollaro nel militare. A fronte di un bilancio Onu di 2 miliardi e mezzo all'anno. Le bombe nucleari uccidono perché sottraggono risorse enormi al welfare, alla sanità, al sociale. Perché trasmettono l'idea che a vincere possa essere solo la forza militare, non la ragione. Perché a furia di armarsi l'industria bellica è tanto influente da dettare le agende politiche. Senza contare che i dati scientifici dimostrano come nel commercio legale di armi si concentri il 40% della corruzione mondiale".

Oggi rischio alto come in piena Guerra Fredda

Quanto è forte oggi il rischio di un olocausto nucleare? Secondo gli scienziati dell'università di Chicago, molto concreto. Al pari dei primi anni '50 e degli anni della crisi dei missili di Cuba. Questo gruppo di scienziati ogni anno posizione le lancette dell'Orologio dell'Apocalisse, un orologio metaforico che calcola quanto tempo manca alla fine dell'umanità. Meno tempo manca alla mezzanotte, più la minaccia nucleare, e le sue conseguenze, rischiano di diventare realtà. E oggi quell'orologio è a due minuti e mezzo. Come fermarlo? "Dobbiamo rendere critica la massa di opposizione alle potenze che possono usare le armi nucleari - spiega Agostinelli - Si devono risvegliare le coscienze. Anche perché rispetto agli anni '50 o '60, la tecnologia ha reso molto più rapido l'avvio di una guerra atomica. La strada è quella di rendere protagonista la coscienza, seppur in una fase dove il nazionalismo in tutto il mondo riduce il perimetro della democrazia. E chiude alle possibilità di una sovranità mondiale. Ican ha fatto una cosa formidabile con il Trattato. Continuiamo quella lotta. Bisogna prevenire la guerra nucleare, e non lo si può fare con le combe atomiche ma con la loro messa al bando".

 

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