La proposta a Mattarella del mottese Maldifassi

“Istituire una Giornata del ricordo dei caduti per Coronavirus”

La proposta del mottese Niccolò Maldifassi inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il 4 marzo ricordiamo chi non ce l'ha fatta”

“Istituire una Giornata del ricordo dei caduti per Coronavirus”
Politica Magenta e Abbiategrasso, 18 Aprile 2020 ore 13:00

La proposta del mottese Niccolò Maldifassi inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il 4 marzo ricordiamo chi non ce l'ha fatta”.

“Istituire una Giornata del ricordo dei caduti per Coronavirus”

«Istituire una giornata del ricordo ai caduti italiani per Covid-19, per ricordare chi non ce l’ha fatta, in particolare medici, infermieri, sindaci, amministratori, volontari e forze dell’ordine, persone che hanno dato la vita per le proprie comunità e per il Paese». Questa la proposta che l'esponente leghista e vicecapogruppo di Motta ideale Nicolò Maldifassi ha formulato con una lettera inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e ai leader del centrodestra italiano.

«Una ricorrenza il 4 marzo, giorno della zona rossa»

Queste le sue parole:

«Una data significativa sarebbe il 4 marzo, giorno in cui l’Italia venne dichiarata zona rossa. Questa ricorrenza avrebbe una valenza simbolica nel ricordare chi non ce l’ha fatta. Un giorno di lutto nazionale in cui ricordare di anno in anno che cosa è successo e che aiuti la politica a non commettere più gli stessi errori; un giorno di lutto nazionale in cui il Paese si fermerà e con gli occhi fissi sul Tricolore si ascolterà silenziosamente il “Va Pensiero” di Giuseppe Verdi.

«In lotta contro un nemico subdolo e invisibile»

Maldifassi precisa nella lettera il senso della sua proposta, non risparmiando una stoccata polemica dal sapore più marcatamente politico: «L’Italia da settimane circa sta combattendo una guerra silenziosa contro un nemico subdolo e invisibile, chiamato Covid-19. I soldati chiamati in trincea sono medici, infermieri, volontari, sindaci e semplici cittadini; le armi impiegate hanno nomi diversi da quelle usuali: isolamento sociale, distanziamento interpersonale, ricovero e terapia intensiva. In breve tempo ci siamo catapultati in una realtà che credevamo esistesse solo nei romanzi di fantascienza e che mai credevamo ci avrebbe toccato di persona, rassicurati da chi assicurava che si trattasse poco più di una semplice influenza, e coloro che spingevano per misure restrittive già da subito vennero chiamati pazzi, fascisti, razzisti, allarmisti e complottisti. Ebbene, di questo sia parte della scienza che parte della politica, nazionale e non, dovranno rispondere a tutto il popolo italiano, ma soprattutto dovranno chiedere scusa con il capo chino e gli occhi invasi di lacrime e vergogna ai parenti delle vittime che, purtroppo, non ce l’hanno fatta». TORNA ALLA HOME PAGE PER LE ALTRE NOTIZIE