Cerro, Barbano cacciato fa ricorso e chiede i danni al sindaco

Cerro, Barbano cacciato fa ricorso e chiede i danni al sindaco
18 Marzo 2017 ore 19:51

CERRO MAGGIORE – “Ho dato incarico ai miei legali di presentare ricorso per impugnare il decreto di revoca disposto dal sindaco. Esso è innanzitutto assunto dal sindaco in spregio ai criteri fissati dal Consiglio comunale per disporre eventuali revoche, per motivi prettamente politici dato che non ricorre alcuno dei casi previsti dal Consglio e dallo statuto Amcem. Il presunto conflitto di interessi che pare essere stato il pretesto per la revoca è stato persino escluso dalla Rpct, Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza. E presenterò anche una richiesta di risarcimento danni dato che la revoca lede in modo grave la mia immagine personale, professionale e pubblica”. 
A parlare è Donato Barbano, ex presidente e amministratore unico di Amcem, società che gestisce servizi tra cui la farmacia comunale in questi giorni allontananto dal sindaco Teresina Rossetti. Contro di lui anche la minoranza interna della maggioranza e tutta l’opposizione. Tutti contestano un presunto conflitto di interessi nella vicenda di una dipendente distaccata in Amcem dalla Rdb (società di Barbano) e di un’altra assunzione sempre in Amcem.
Ma Barbano respinge ogni accusa: “La verità è che ho assunto la gestione Amce portanto l’attività in attivo – spiega il diretto interessato -. L’opera di risanamento e rinnovamento ha interessato non solo i conti ma anche luoghi, strutture, coinvolgimento del persone, attivazione di servizi per l’ente. Il tutto senza mai chiedere risorse al Comune, non 1 euro, ma al contrario versandone. L’utile di Amcem, prima degli ammortamenti, della quantificazione dei servizi che svolge gratuitamente per i cittadini, del canone farmacia, ammonta a oltre 100mila euro per l’anno 2016 e di 70-80mila all’anno per tutti gli anni precedenti. Inoltre, nel 2013 il trasferimento della farmacia ha richiesto un esborso di 150mila euro interamente pagato dall’azienda, senza alcuna richiesta di aiuto avanzata al Comune”. Barbano ricorda le problematiche col contenzioso riguardante il personale della Cea, “da cui nel 2016 ne siamo usciti vincenti”.
E sulle due dipendenti? “Si è scelta la soluzione del distacco, ovviamente ed evidentemente legittima, per assolveva meglio di ogni altra alla necessità dell’azienda speciale, peraltro consentendomi di poter contare su una persona già professionalmente conosciuta e di fiducia essendo da 20 anni dipendente della società distaccante di cui sono socio di maggioranza E senza alcun corrispettivo a tale società dato che col distacco si paga solo il costo del lavoro – prosegue Barbano -. Dunque un vantaghio per Amcem e nessun diretto guadagno per la società distaccante, peraltro avviata verso la liquidazione. Da qui, come riconosciuto dalla Rpct dell’azienda, l’inesistenza di un conflitto di interessi per l’assoluta assenza di danni per Amcem (anzi il contrario). Di tutto questo gli organi revisori interni e l’Amministrazione comunale ne erano al corrente, sin dalla nota integrativa al bilancio 2013 approvato poi dal Consiglio comunale”. E aggiunge: “Non potendo all’epoca fare concorsi per l’assunzione di personale stabile e regolarmente assunto a tempo indeterminato fino al 2016, per la causa degli ex dipendenti Cea, ogni mio atto finalizzato al reperimento del necessario supporto collaborativo di altre risorse si è comunque caratterizzato per il pieno rispetto delle legge e regolamenti vigenti e l’Amministrazione è sempre stata informata”.
Barbano contesta alla squadra di Rossetti “ostruzionismo, pretesti, dilatazione dei tempi di approvazione degli atti fondamentali dell’azienda (bilanci e piani programma), assoluta assenza di dialogo e collaborazione fino addirittura all’assunzione da parte del Comune di un consulente, pagato 22mila euro, per controllare l’operto del revisore preposto al controllo dell’azienda”.
E Barbano torna a contestare la sua revoca: “E’ del tutto illegittima, non solo per la mancanza di giusta causa e dei presupposti richiesti dai criteri fissati dal Consiglio comunale per le revoche delle nomine sindacali ma anche per il mancato rispetto delle più elementari garanzie procedimentali” afferma l’ex presidente e amministratore unico. Che aggiunge: “Qualche ora prima della revoca, la Rpct di Amcem ha pubblicato sil sito dell’azienda, e perciò pubblico, un documento in cui chiarisce inequivocabilmente l’insussistenza di qualsiasi profilo di illiceità in merito al pretesto conflitto di interessi. Malgrado l’Rcpt sia l’unico ed esclusivo organo chiamato a esprimersi in seguito a segnalazioni su presunti fatti corruttivi o illegali, nessuno nè il nuovo revisore dei conti di Amcem nè l’Amministrazione comunale ha atteso la conclusione delle indagini del Rpct e questa è circostanza grave”. E conclude: “Non è dunque possibile sostenere che il sindaco, i consiglieri di minoranza tutti, il revisore e i funzionari siano stati tenuti all’oscuro della gestione di Amcem. Dove vivono? In Burundi?”.


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