Aerei militari a Israele archiviata denuncia ad Aermacchi

Cinque attivisti avevano denunciato la vendita di 30 velivoli. Il giudice ha archiviato il procedimento. I pacifisti: "Non è stata svolta alcuna indagine"

Aerei militari a Israele archiviata denuncia ad Aermacchi
Politica 02 Novembre 2017 ore 12:36

Il Tribunale di Varese ha archiviato la denuncia di alcuni attivisti all'azienda produttrice di caccia militari che aveva venduto 30 M346 a Israele.

La vendita degli aerei militari a Israele

Era il 2014 quando Alenia Aermacchi, oggi Leonardo, aveva concluso la vendita di 30 aerei militari M346 a Israele. Un affare da circa un miliardo di dollari. Pochi giorni dopo, i conflitti con la Palestina erano ripresi. La vendita dei caccia M356, velivoli da addestramento ma equipaggiabili con armamenti attivi, era stata da subito contestata dai pacifisti di tutt'Italia. Portando alla nascita del comitato "No M346 ad Israele" che, appunto, aveva formalizzato la denuncia. A Venegono si erano poi tenute diverse manifestazioni contro la vendita degli aerei.

La denuncia: vendita degli aerei militari illlegali

Le premesse della denuncia fatta dai pacifisti erano semplici. Poteva Alenia Aermacchi vendere dei sistemi d'arma a uno stato in guerra con la Palestina e che, riportando le conclusioni di Human Rights Watch, Amnesty International e del Tribunale Russel (oltre che da un'inchiesta Onu) si era macchiato di crimini contro la popolazione palestinese? Ma non solo. "La fornitura di 30 aerei M346 era stata autorizzata dai competenti ministeri? - chiedevano i denunciatnti -  E, in caso affermativo, come era stato possibile il rilascio della autorizzazione, vista la palese violazione della legge n.185/90 che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato o la cui
politica contrasti con l’art. 11 della Costituzione o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in tema di diritti umani? Israele rientra in tutte e tre le ipotesi".

I dubbi sullla vendita

Gli attivisti che hanno messo in dubbio la legalità della vendita degli aerei militari non si erano limitati al rispetto delle norme. Ma avevano anche scavato nei numeri di quell'affare, evidenziando il ruolo di due intermediari mai identificati che, dalla conclusione della vendita, avevano incassato rispettivamente 4,6 e 6,9 milioni di euro. "Inoltre - aggiungono i denuncianti - abbiamo anche dimostrato la pendenza di procedimenti penali in Israele per corruzione a carico del premier Netanyahu per vicende contrattuali analoghe che hanno riguardato anche la compravendita degli M346. La Procura di Busto Arsizio ha indagato i vertici di Finmeccanica per ipotesi di corruzione. Insomma, entrambi i contraenti appaiono non immuni da sospetti. Solo una seria indagine avrebbe consentito di verificare la
fondatezza o meno di questi sospetti, fondati su elementi oggettivi e non frutto di mera prevenzione.

Vicenda archiviata

A tre anni dalla denuncia, il Tribunale di Varese ha archiviato il 28 ottobre il procedimento contro Aermacchi. "Non risulta alcun elemento tale da far sospettare che l'autorizzazione sia oggettivamente viziata nella sostanza". Così scrive il Gip Alessandro Chioma, che aggiunge: "I rilievi degli esponenti appaiono sul punto eccessivamente generici e comunque relativi a decisioni politiche".

La reazione dei pacifisti

Dura reazione da parte di chi aveva cercato di opporsi alla vendita degli aerei militari. "Il giudice non è stato chiamato a sindacare una decisione politica ma un atto che contrasta la legge. E la violazione è palese, così come richiesto dalla giurisprudenza della Cassazione citata dallo stesso Gip. - scrivono i cinque attivisti - La denuncia è stata presentata in flagranza di violazione del diritto umanitario da parte di Israele. Ricorrevano quindi tutti i presupposti per la applicazione della legge n. 185/90, la cui violazione appariva palese, documentata ed attuale. Questo imponeva lo svolgimento di attività istruttoria, peraltro non complessa, almeno nella parte finalizzata alla individuazione degli intermediari. E se fosse emerso che non erano enti autorizzati ma semplici faccendieri, figure non nuove nel panorama italiano? Nulla invece è stato fatto. Viene da riflettere sul ruolo e l’autonomia della magistratura quando è chiamata ad indagare su fatti-reato potenzialmente riferibili ad alti livelli politici ed economici".