Welfare territoriale, “Oltre i buoni per fare la spesa c’è di più”

E' questa la sfida lanciata dai sindacati confederali dell'Altomilanese: contribuire al pagamento di asili nido e visite specialistiche.

Welfare territoriale, “Oltre i buoni per fare la spesa c’è di più”
Legnano e Altomilanese, 19 Giugno 2018 ore 12:54

Welfare territoriale, i sindacati confederali dell’Altomilanese lanciano una sfida. Nella foto di copertina: Dell’Acqua, Torre e Olivia (rispettivamente di Uil, Cgil e Cisl).

Welfare territoriale, “Oltre i buoni per fare la spesa c’è di più”

“Il nostro obiettivo è quello di costruire un welfare territoriale che sia in grado d’innescare un circolo virtuoso tra pubblico e privato così da immettere risorse sul territorio a sostegno di quei soggetti più debole, che magari hanno una posizione lavorativa precaria e, quindi, come tale, non in grado di avere a disposizione un welfare di natura integrativa”.
E’ questa la sfida lanciata dai sindacati confederali dell’Altomilanese. “Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto nell’autunno dello scorso anno – spiegano Giuseppe Oliva, responsabile Welfare della Cisl Milano Metropoli, Jorge Torre, sgretario della Cgil Ticino Olona, e Stefano Dell’Acqua, referente territoriale della Uil Milano Lombardia -, abbiamo sondato il terreno, avviando i primi incontri con le aziende pubbliche e quelle partecipate della zona. Contestualmente, abbiamo tenuto i primi contatti con le controparti, ossia, le associazioni di categoria e datoriali”.
Dopo questi primi esordi i rappresentanti sindacali hanno compreso che si poteva portare avanti un’esperienza innovativa, certamente stimolante e di prospettiva per la crescita del territorio. “Concretamente – sottolineano i tre sindacalisti – noi riteniamo che il welfare sia qualcosa di ben diverso di un buon spesa. Il meccanismo non deve essere quello di un semplice strumento utilizzato dalle aziende come forma di detrazione fiscale, bensì una modalità attraverso la quale portando risorse sul territorio si può allargare la platea dei beneficiari”.

Intese con l’azienda ospedaliera e le aziende sociali

Partendo da questi presupposti sono stati conclusi i primi accordi. A cominciare da quello con Confartigianato Alto Milanese e con Ali, ovvero, l’Associazione di Confindustria degli imprenditori dell’Alto Milanese.
“E’ un percorso tuttora in corso – sottolineano le parti sindacali – certamente aperto e che intendiamo in modo inclusivo”. Si sta lavorando per estendere i protocolli con le altre associazioni datoriali. Mentre nel pubblico è stato sottoscritto un protocollo d’intesa con la Asst Ovest Milanese (l’ex azienda ospedaliera), così come con l’Azienda sociale del Castanese, mentre è ancora in fase di definizione quello con la Sole, ossia, l’Azienda sociale del Legnanese.
Quel che è certo, è che l’azione delle organizzazioni sindacali non si ferma qui. “Siamo partiti dall’Alto Milanese perché obiettivamente c’è la possibilità di avere un’interlocuzione più semplice. Abbiamo organismi di confronto deputati a fare questo. Pensiamo alla Consulta per l’economia e il lavoro, così come al Patto dei sindaci dell’Alto Milanese, tuttora esistente e che mette in rete 22 Amministrazioni locali. Ma chiaramente guardiamo oltre. Il nostro obiettivo è quello di estendere questo progetto a tutti i 51 Comuni di quest’area che ingloba anche Magentino e Abbiatense”.

“Potremmo contribuire al pagamento di servizi come asili nido e visite specialistiche”

Ma come passare dalla declinazione teorica a quella pratica? I sindacalisti lo spiegano bene con un esempio più che tangibile: “Solo nell’Alto Milanese abbiamo circa 7mila lavoratori metalmeccanici che quest’anno percepiscono circa 150 euro di welfare integrativo per un totale di oltre un milione di euro che l’anno prossimo salirà a un milione e 400mila euro. Se una parte di questa somma, anziché andare in buoni spesa, fosse destinata alle aziende pubbliche del territorio, così facendo potremmo contribuire al pagamento di servizi come asili nido, visite specialistiche, potenziamento degli investimenti per tagliare le liste d’attesa. In questo modo – concludono Oliva, Torre e Dell’Acqua – in una parola, andremmo a migliorare la qualità della vita e il benessere, soprattutto di quei soggetti più fragili che non hanno un accesso diretto a questo genere di prestazioni”.

 

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