La parola al presidente

“La speranza non è una strategia”: il grido di allarme di Confindustria Altomilanese

"Qui contano i giorni, non le settimane o i mesi"

“La speranza non è una strategia”: il grido di allarme di Confindustria Altomilanese
Legnano e Altomilanese, 22 Aprile 2020 ore 12:43

Confindustria Altomilanese: le parole di Diego Rossetti, presidente e patron di Fratelli Rossetti.

“La speranza non è una strategia”: il grido di allarme di Confindustria Altomilanese

“Gli imprenditori stanno tirando fuori i soldi di tasca propria per coprire i costi. Loro per primi sanno che la salute viene prima di tutto. Ma adesso dobbiamo renderci conto che andare a lavorare è necessario come andare a fare la spesa. Così come devi mangiare devi avere i soldi per mangiare. La salute deve essere la principale preoccupazione ma c’è un punto nel quale gli interessi devono incontrarsi.”.
Il quadro che il presidente Diego Rossetti fa del territorio è già piuttosto drammatico.
“Stiamo assistendo prima di tutto ai limiti del concetto di codice Ateco, un sistema ormai superato. Il concetto di urgenza è diverso per ogni realtà. Faccio un esempio con il calzaturiero, il mio settore: nella mia azienda una chiusura di 4 settimane per quanto dannosa non è stata devastante, per altri lo è già stata”.

Un grande problema economico

Il grosso problema che Rossetti individua è in una sottostima da parte dello Stato del problema economico.

“Tutti i sanitari si sono messi a lavorare senza pause per settimane per gestire l’emergenza, io mi chiedo se in burocrazia, nella macchina amministrativa o nell’Inps ci stiano mettendo lo stesso impegno. Le banche e gli enti hanno i tempi di reazione pari a quelli di una situazione ordinaria: dovrebbero fare i salti mortali come l’apparato sanitario. La percezione è che il problema economico non sia percepito come qualcosa da affrontare nell’immediato. Il ministro Boccia ha detto qualche giorno fa in un’intervista che gli imprenditori sono “annebbiati dal Dio denaro”: ma ci rendiamo conto? Quando ho letto quella dichiarazione ero allibito. Il Governo sta andando a braccio e la speranza non è una strategia. Le cose si fanno contando di ottenere certi risultati, non sperando di ottenerli. Ancora non si ha nessuna idea di come e quando arriveranno le iniezioni di liquidità e a che condizioni. Se manca liquidità collassa tutto. Il credito rivolto alle aziende è una cosa difficile da organizzare: di questo passo arriverà a luglio, nel frattempo ci saranno aziende che muoiono. Le grida di allarme di Confindustria spesso restano fraintese o inascoltate al governo. Nel dopoguerra durante la ricostruzione l’allora presidente di Confindustria e il segretario del sindacato comunista avevano coniato una frase: “Prima le fabbriche e poi le case”: non mi sembra che oggi si abbia questa percezione del lavoro nelle emergenze”.

Il rischio di tensioni sociali è concreto

“Gli italiani stanno dando prova di responsabilità al di là di ogni immaginazione. L’ubbidienza civile del paese è incredibile: 10mila contravvenzioni sono un numero pari a nulla e il mio pensiero va a coloro che vivono in condizioni precarie e sopportano stentorei. Le tensioni sociali per ora non ci sono ma se dovesse prevalere lo scoramento potrebbero deflagrare, non voglio evocare scenari venezuelani ma la pazienza si sta esaurendo”.
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