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Games, intervista a Matteo Marzorati

Innovazione: un albairatese tra i 100 talenti under 30 di Forbes

La prestigiosa rivista incorona lo start-upper Matteo Marzorati, tra i cinque italiani del settore «Games». L'intervista

Innovazione: un albairatese tra i 100 talenti under 30 di Forbes
Cultura Magenta e Abbiategrasso, 04 Aprile 2021 ore 10:30

La prestigiosa rivista incorona lo start-upper Matteo Marzorati, tra i cinque italiani del settore «Games». L’intervista

Innovazione: un albairatese tra i 100 talenti under 30 di Forbes

Un albairatese tra i cento giovani talenti italiani. Anche quest’anno, Forbes Italia ha stilato l’elenco dei ragazzi under 30 più innovativi. E tra questi emerge Matteo Marzorati, 26 anni, residente ad Albairate. Marzorati è co-fondatore e creative director di Cordens Interactive, startup sviluppatrice di videogiochi. Forbes lo ha indicato tra i cinque talenti italiani nel settore «Games».

Cosa hai provato quando hai saputo di questo riconoscimento?

Inutile dire come abbia provato un’immensa gioia nel venirne a conoscenza, tra l’altro in maniera del tutto fortuita ed occasionale. Per me è il coronamento di una vita intera passata a convincere gli altri della potenza del videogioco come espressione artistica e culturale. Il mio (e quello della mia start-up) è un percorso in divenire, così come in divenire è finalmente un nuovo modo di intendere i videogiochi. Quella di Forbes non è altro che una bellissima conferma

Qual è stato il tuo percorso di studi e poi professionale?

Ho conseguito una laurea magistrale a pieni voti in Design del sistema prodotto-servizio, al Politecnico di Milano. Ho sempre accompagnato le mie attività curriculari con un lavoro da giornalista in campo videoludico. Prima della decisione di fondare l’azienda insieme al mio socio e amico Tommaso Loiacono, ho lavorato come designer grafico presso una grande società e come designer dell’esperienza utente per un’agenzia di consulenza.

Di cosa ti occupi in particolare?

Gestisco tutta la parte creativa del progetto Vesper, il nostro primo videogioco commerciale in uscita su PC tra pochissimi mesi e successivamente anche per console da gioco casalinghe (Xbox, Nintendo…). Essendo la nostra una piccola start-up composta da sei persone, ricopro anche il ruolo attivo di level artist, che consiste nel comporre la scena che gli utenti giocheranno all’interno del videogioco utilizzando i disegni della nostra artista e intrecciandoli al codice scritto dai programmatori.

Come nasce la tua passione per i videogiochi?

Durante la mia infanzia. La fantasia è per me sempre stato un motore importante di crescita personale e nei videogiochi ho trovato la valvola di sfogo perfetta. La possibilità di poter interagire con mondi fiabeschi, di viverli «dall’interno» giocandoli, è ciò che mi ha spinto a coltivare questa passione. I videogiochi sono straordinari: sono l’unica arte esistente che ti permette – e anzi, ti costringe – ad interagire con essa giocandoci; imparando così valori, idee e sensazioni in maniera attiva.

Come si arriva a sviluppare un videogame?

Con la volontà e il non sapersi abbattere di fronte alla difficoltà: è difficile trovare fondi e fare carriera in un mondo nel quale i posti lavorativi disponibili, perlomeno in Italia, sono davvero pochi. Io e il mio socio, abbiamo osato e preso la via più difficile, portando avanti la nostra idea e mostrandola a numerosi investitori e editori, riuscendoci. Ora speriamo che il gioco, possa piacere e regalare sei/sette ore di divertimento. Come mi piace spesso raccontare, non voglio cambiare il mondo, ma farlo divertire!

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