RESCALDINA

Seduto in piazza, ecco il progetto sociale di Raffaele Pascarella

Da settimana scorsa il 35enne, per qualche ora al giorno, si ferma per meditare su se stesso e la società in cui viviamo.

Seduto in piazza, ecco il progetto sociale di Raffaele Pascarella
Legnano e Altomilanese, 15 Novembre 2020 ore 14:11

Seduto in piazza, ecco il progetto sociale di Raffaele Pascarella che, da settimana scorsa, per qualche ora al giorno, si ferma per meditare su se stesso e la società in cui viviamo.

Seduto in piazza, ecco il progetto sociale di Raffaele Pascarella

Fermarsi per capire. Usare il pensiero come leva per iniziare qualcosa di nuovo“: è questo il messaggio del rescaldinese Raffaele Pascarella, 35 anni, che da mercoledì scorso ha deciso per qualche ora di sedersi in piazza Chiesa, su un tappetino, per meditare su se stesso e la società in cui viviamo.
“Il progetto sociale nasce da un’idea collettiva: c’è bisogno di un cambiamento nella società e serve la volontà di farlo perché il fine è il bene comune – spiega Pascarella – Questa iniziativa non la sto facendo da solo, ma è in atto anche in altre parti del mondo. L’ideatore è un amico, Emanuele Bozzolani, che vive a Livorno; grazie allo sport, oltre a essere un campione mondiale ed europeo di kickboxing è anche coach della nazionale norvegese, ha viaggiato tanto ed è stato chiamato da un’associazione umanitaria sportiva ‘Peace and sport’ per intervenire in un campo profughi della Giordania. Questa esperienza gli ha insegnato a vedere la realtà da tante angolazioni”.

L’obiettivo del progetto

“In questa società dove tutto viene strumentalizzato, stare fermi, in silenzio, soprattutto in questo momento, dove non riusciamo più a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, è fondamentale – continua – Vogliamo dare un impulso: fermiamoci, riacquistiamo una vita più dignitosa, perché non possiamo più affrontare questa situazione con il caos nelle menti di un popolo diviso dalle classi sociali e di pensiero. Per noi questo è il passo giusto verso una nuova società; lavoriamo su noi stessi, impariamo a vedere le cose anche con l’anima e il cuore, chiediamoci a fine giornata il valore delle nostre azioni, per poi trasmettere agli altri un messaggio di pace, amore, onestà, dolcezza, altruismo e sensibilità“.
E per sentirci davvero uniti, “serve umiltà; nel mio piccolo sto bene, ma voglio dare l’esempio, fare un gesto di volontà che porterò avanti tutto il mese. Nella prima fase si respirava un’aria di cambiamento, ma quest’ultimo deve essere costante, interiorizzato, ci devi credere davvero per trasformarlo in realtà. Purtroppo siamo fisicamente distanti, ma se cominciamo a orientare le nostre azioni anche al bene degli altri, allora sì che saremo uniti. Se tutti ci sacrificassimo dando un impulso, lo potete fare anche a casa vostra, io ho scelto la piazza per dare un segnale forte, potremo capire che la capacità che ci rende liberi è il nostro discernimento“.

 

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