Rigenerazione ossea, l'equipe del Del Ponte ricostruisce l'ulna di una bambina

Se operata con le tecniche "classiche" non avrebbe avuto più mobilità al polso. Per questo al Del Ponte hanno deciso di seguire una strada mai intrapresa sinora.

Rigenerazione ossea, l'equipe del Del Ponte ricostruisce l'ulna di una bambina
Cronaca Saronno, 23 Novembre 2019 ore 17:31

Un intervento da primato per l'Ortopedia pediatrica varesina diretta dal dottor Giacomo Riva grazie alle tecniche di rigenerazione ossea.

Rigenerazione ossea per una bambina affetta da pseudoartrosi congenita

Le tecniche di rigenerazione ossea mediante osteogenesi in distrazione sono ormai ben collaudate nella chirurgia ortopedica, ma non erano mai state applicate per porre rimedio ad un caso di pseudoartrosi congenita dell'ulna. Questo fino a venerdì scorso, quando nelle sale operatorie dell'Ospedale Del Ponte di Varese il Dottor Giacomo Riva, Responsabile della Struttura di  Ortopedia pediatrica, afferente all' Ortopedia e Traumatologia diretta dal Professor Fabio D’Angelo, ha eseguito con successo proprio questo tipo di intervento su una bimba di nove anni.

Un'ulna che non cresceva

La piccola è arrivata all'Ospedale Del Ponte con un problema al braccio destro: probabilmente a causa di una frattura riportata al momento del parto e mai guarita, la sua ulna non è cresciuta. Con il passare dei mesi e degli anni, mentre il radio cresceva, l'ulna restava sempre uguale, provocando nel tempo non solo deformità dell’arto, ma anche l'insorgere di dolori e di sempre più marcate difficoltà di movimento.

Una patologia molto rara e una cura poco funzionale

La pseudoartrosi congenita dell'ulna è una patologia di per sé molto rara. "La forma di Jasmine è ancora più rara, ne sono stati descritti solo una quarantina di casi in 11 articoli - spiega Riva – La maggior parte di questi piccoli pazienti è stata trattata con un intervento di recupero, definito 'One bone for arm', che consiste nel saldare la parte prossimale dell’ulna a quella distale del radio, così da avere un avambraccio stabile e non doloroso, ma perdendo per sempre la possibilità di eseguire buona parte movimenti di polso e gomito".
"Non volevamo seguire questa strada - spiega Riva - e così, con il dottor Fagetti, chirurgo della mano, abbiamo pianificato una soluzione sino ad ora non descritta: riallineare il radio e ricostruire completamente l'ulna utilizzando tecniche di osteogenesi in distrazione, alle quali spesso facciamo ricorso per la cura di altri ambiti, ma in precedenza mai applicate, secondo letteratura, per un difetto così peculiare". L'intervento, eseguito e pianificato dal Dottor Riva, dal Dottor Marciandi e dal dottor Proverbio e con l’aiuto prezioso degli specializzandi della scuola di Specialità dell'Insubria diretta dal Prof. Surace, è stato effettuato venerdì 15 novembre.

L'intervento

Con l’ausilio di sofisticate tecniche anestesiologiche adoperate dal Direttore del Servizio di Anestesia e Rianimazione del Del Ponte, Andrea Ambrosoli, e del dottor Andrea Crespi, ci sono volute quattro ore e mezzo, durante le quali Riva dapprima ha rimosso il tessuto fibroso che si era formato intorno alla porzione distale dell’ulna della piccola, quindi, per ottenere la correzione del radio che si era incurvato a causa della mancata crescita dell'ulna, ha rimosso un cuneo d'osso e inserito una placca per riallineare i frammenti. Quindi, intervenendo nuovamente sull'ulna prossimale, ha proceduto  a sezione dell’osso residuo e al successivo impianto di un fissatore esterno circolare, di modo che, nei prossimi mesi, al ritmo di un millimetro al giorno, l’ulna possa rigenerarsi sino raggiungere la lunghezza del radio.

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"L’osteogenesi per distrazione è una potentissima tecnica chirurgica che si fonda sugli studi del professor Ilizarov - spiega Riva - In termini più semplici, si divide l'osso in due parti, le si unisce e le si lascia ferme per cinque giorni, il tempo necessario perché abbiano inizio i processi di riparazione della frattura. A quel punto, agendo quotidianamente sul fissatore esterno, si distraggono i frammenti al ritmo circa di un millimetro al giorno, fino ad ottenere la lunghezza di osso rigenerato desiderata".

Fra sei mesi una nuova operazione

Tra circa sei mesi la piccola, che ha superato senza complicazioni l'intervento e che oggi è stata dimessa, dovrà sottoporsi ad una seconda operazione: si rimuoverà il fissatore esterno e si ricostruiranno i legamenti del polso, così che possa recuperare appieno la funzionalità dell'arto. "È lecito sperare che, a quel punto - conclude Riva, evidentemente soddisfatto del lavoro svolto – l’avambraccio apparirà normale nell'aspetto e con buona funzionalità". Per la piccola e per i suoi genitori, quindi, sarà necessaria ancora un po' di pazienza, con la consapevolezza, però, che la strada intrapresa è quella giusta e con l’obiettivo di raggiungere il traguardo con minori rinunce possibili.

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