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Lo scontro

Piano Pandemico, Regione attacca: “Il ministro chiarisca perché le persone fragili vengono discriminate”

Per l'assessore regionale Locatelli il nuovo piano sembra discriminare le persone più fragili a vantaggio di chi ha minori problemi di salute.

Piano Pandemico, Regione attacca: “Il ministro chiarisca perché le persone fragili vengono discriminate”
Cronaca Magenta e Abbiategrasso, 16 Gennaio 2021 ore 11:20

Prosegue il braccio di ferro tra Regione  e Governo dopo la nuova decisione di fare la Lombardia zona rossa. Stavolta a finire nel mirino è il Piano Pandemico 2021-2023 presentato dal Ministero della Salute.

Regione all’attacco sul Piano Pandemico

A puntare il dito contro il ministro Roberto Speranza è l’assessore regionale alle Politiche sociali, famiglia e disabilità Alessandra Locatelli. Il membro della Giunta Fontana ha chiesto chiarimenti da Roma a seguito di alcuni aspetti riportati all’interno del documento che sono stati giudicati fortemente discriminanti.

Parlando di etica e di responsabilità vorrei capire bene quale sentimento stia guidando la stesura di un Piano così rilevante per il futuro e la salute di tutti.

ha domandato l’assessore

Il nuovo Piano Pandemico 2021-2023 dice nero su bianco che quando le risorse sono insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di fornire trattamenti necessari in via preferenziale a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio.

Un Piano discriminante

Secondo l’assessore regionale lombardo il nuovo piano sembra alludere quasi a una forma discriminatoria nei confronti di coloro che hanno situazioni di fragilità. Per questo ha chiesto al ministro Speranza di chiarire la posizione il più velocemente possibile.

Può essere che il Governo intenda dire che le persone con disabilità, i malati cronici o di malattie rare e gli anziani avranno meno diritto di altri ad avere accesso a tutte le cure? Le persone fragili sono già state sacrificate e penalizzate in questa grave emergenza. Non è accettabile nessun criterio programmato di discriminazione del diritto alla salute.

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