Ecco perchè Matty si è tolto la vita

Cosa porta un giovane a suicidarsi? Non basta darsi la risposta facile: depressione. Dietro un ragazzo che si toglie la vita ci sono i mali di una società

Ecco perchè Matty si è tolto la vita
Cronaca 24 Novembre 2017 ore 16:41

A due mesi dal suicidio del 14enne di Tradate i genitori di Matthias Bialas ricordano il figlio e cercano una spiegazione a quel gesto.

Un giovane Werther in una società debole

Chi ha conosciuto il giovane lo sa. Matthias non era un ragazzo solo e depresso. "Matthias aveva un animo delicato, romantico, di un romanticismo fuori epoca - lo ricorda la famiglia - era curioso, creativo, con una forte tendenza all’autoapprendimento. Non a caso andava male a scuola. Era un autodidatta, tutto ciò che sapeva fare l’aveva imparato da solo, documentandosi con passione. Era appassionato di cucina. Amava fare l’orto e curare il giardino. Era gentile e premuroso verso i vicini, con i nonni. Era sensibile, con uno spiccato senso di giustizia, profondamente rispettoso verso i poveri, i mendicanti, i semplici. Amava la natura e aveva un feeling speciale con gli animali. Non era interessato ai beni materiali, aveva poca cura di sé, perché era troppo preso dalle sue passioni, l’ ultima: la musica elettronica e il montaggio audiovisivo. Ho scoperto che era anche un poeta, la sua musica e le sue poesie raccontavano di un amore struggente e appassionato, come un giovane Werther fuori tempo. Capite un animo di questo tipo che posto poteva trovare in questo mondo? Ma certamente non era né un depresso né un debole".

Una società che soffoca i giovani

"Mio figlio era disperatamente consapevole che in questo mondo non si può essere ciò che si è". Questo ha portato il giovane Bialas ha dire "basta". Quella descritta dalla famiglia, quella vissuta da Matthias, è un'attualità che schiaccia i giovani, gli adolescenti, i loro sogni e il loro essere. "Viviamo in un mondo che ha privato un'intera generazione di un concetto fondamentale per ogni essere umano: il futuro. E siamo noi adulti che li abbiamo privati di ogni possibilità, disegnando una società arrendevole e prigioniera di asfissianti burocrazie. Non sono i giovani a essere deboli ma la società che li ospita, dominata dal pensiero debole, la politica debole, la scuola debole". "Di fronte a questo vuoto - continuano i genitori nella lettera, pubblicata integralmente su La Settimana di Saronno - i giovani rispondono in due modi. Con l'inerzia (ritirandosi dal mondo e chiudendosi in se stessi) o con la fuga. Fuggendo da questo paese e cercando un senso altrove o fuggendo dalla vita, perchè bisogna prima arrivarci a un'età adatta alla fuga in avanti. Non più con la lotta perchè abbiamo privato questa generazione anche del sogno della rivoluzione che cambia il mondo in meglio. Non ci sono più i vari Marcuse o Sartre sulle barricate con gli studenti, non ci sono più i vari Finardi che cantavano la musica ribelle e non ci sono più gli insegnanti passionari che accendono la miccia della speranza".

Una società che non li capisce

La scuola, l'altra "casa" dei giovani. Dove vivono per gran parte del tempo, dove crescono, dove si innamorano e dove formano il loro futuro. "La scuola non ha saputo decifrare il messaggio che in più modi gli è stato passato - continua la famiglia -  La preside in primo luogo, senza neppure conoscere il ragazzo (avendone a migliaia, mi risulta difficile),
si è espressa con giudizi fuori luogo parlando <dell’immensa e dilaniante solitudine di Matthias> e di una <debolezza che ci sente coinvolti>. Probabilmente il suicidio di un ragazzo di 14 anni porta a delle superficiali e banali considerazioni, ma una preside o degli insegnanti dovrebbero astenersi dal commentare un tal fatto con tanta superficialità. Il vecchio detto “fa che la tua parola sia meglio del tuo silenzio” in questo caso vale più
che mai. Alla scuola dico questo: rivedete i vostri protocolli (perché a una mamma colma di dolore è stato parlato di protocolli come mera giustificazione), recuperate l’umano e trascurate l’istituzione, ascoltate di più e comprendete di più.  La vita di un adolescente e le sue difficoltà scolastiche non ruotano solo intorno allo studio o al rendimento, a volte ci sono cose più sottili e difficili da definire. Cari insegnanti, quante volte abbiamo cercato di spiegarvelo, ma mi è sembrato di capire che siete intrappolati in un sistema, e allora la morte di un vostro studente, proprio perché è toccata a voi, deve spingervi a cambiare qualcosa in questo sistema, anche solo nel vostro piccolo, siete stati chiamati in causa, proprio voi. Ancora un messaggio, più volte ribadito, alla scuola: prima di bocciare, per carità, sentitevi in dovere (anche se i protocolli non lo prevedono) di contattate i genitori e valutate insieme a loro l’effetto che può avere sul ragazzo: non sempre fa crescere, a volte disfa irrimediabilmente".

Ora si cambi questo mondo malato

"Rendiamoci tutti conto che il suicidio, tra gli adolescenti, è la seconda causa di morte in Europa, dopo gli incidenti stradali. Tutto il tessuto sociale deve scuotersi. C’è qualcosa in questa società che non funziona, troppi giovani che si affacciano all’età adulta, al mondo, preferiscono rinunciarvi. Facciamo diventare la morte di Matthias un'occasione per rendere ogni giorno il mondo un posto più : calmo, buono, bello, vero, giusto, aperto, sincero, libero, possibile, semplice, insomma un posto migliore per tutti".