Cronaca

"Non abbiamo più fiducia nella giustizia", salta il processo per il caso di Luca Castiglioni

La rabbia di mamma Chiara Taverna: "Nonostante la delusione non ci fermiamo, i danni riportati da Luca sono notevoli e noi riteniamo di avere tutto il diritto di sapere la verità, di scoprire come sono andate realmente le cose».

"Non abbiamo più fiducia nella giustizia", salta il processo per il caso di Luca Castiglioni
Cronaca Rhodense, 12 Gennaio 2022 ore 17:37

Il giovane rhodense sarebbe stato sollevato e spinto con troppa violenza per «un gioco finito male», cadendo per terra e sbattendo la testa sul pavimento di marmo

Tutto da rifare per un cavillo burocratico

Tutto da rifare, si riparte dall’inizio e tutto questo per un cavillo burocratico, una querela, in quanto il reato è stato derubricato da doloso a colposo. Questo, in sintesi, quanto successo durante la prima udienza del processo svoltosi nel pomeriggio di oggi davanti ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano nei confronti di Marius Tiba, 27 anni di Parabiago accusato di lesioni colpose per avere sollevato e spinto con troppa violenza, «un gioco finito male», durante una festa di compleanno a Nerviano, in un palazzo di via Papa Giovanni XXIII, nel luglio del 2019, Luca Castiglioni 22 anni di Rho.

"Non abbiamo più fiducia nella giustizia italiana"

Ottocento pagine di cartelle cliniche e faldoni pieni di fogli per la chiusura delle indagini ma nonostante questo il processo in programma oggi a Milano non c’è stato. «Dopo oltre due anni siamo al punto di partenza. Non abbiamo più fiducia nella Procura - afferma Chiara Taverna la mamma del 22enne rhodense. Nonostante questo non ci fermiamo e andiamo avanti, i danni riportati da Luca sono notevoli e noi riteniamo di avere tutto il diritto di sapere la verità, di scoprire come sono andate realmente le cose».

Danni permanenti che non permetteranno a Luca di tornare a una vita normale

I fatti risalgono alla notte tra il 26 e 27 luglio 2019, durante una festa di compleanno a Nerviano. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e investigatori, il giovane rhodense sarebbe stato sollevato e spinto con troppa violenza per «un gioco finito male», cadendo per terra e sbattendo la testa sul pavimento di marmo. Trasportato d’urgenza in ospedale a Legnano, ha lottato tra la vita e la morte, è stato ricoverato in terapia intensiva e ha anche dovuto fare una lunga riabilitazione. Nonostante la lunga riabilitazione all’istituto di Bosisio Parini Luca ha subito dei danni permanenti e non è  tornato a una vita normale.