Cornaredo

Nel Mali per istruire i medici locali

Il viaggio con l'associazione Africabougou

Nel Mali per istruire i medici locali
Cronaca Rhodense, 28 Marzo 2020 ore 10:30

In missione nel Mali per donare un ecografo ai medici locali.

La missione del radiologo cornaredese

Nonostante l’insorgere dell’emergenza Coronavirus, lo scorso 27 febbraio il medico Dario Poretti, residente a Cornaredo e Radiologo interventista all’Humanitas di Rozzano, è riuscito a partecipare alla missione da lungo programmata dell’associazione con sede a Monza Africabougou, gruppo che da anni organizza progetti di aiuto per il Mali, di cui parte del territorio è occupato da milizie ribelli Islamiste.
«La storia della associazione è iniziata con la costruzione di una scuola in un villaggio periferico, poi di un centro di riabilitazione, quindi di un centro sanitario in uno dei villaggi della savana, nella parte sud del Mali. Negli ultimi anni l’associazione ha organizzato diversi corsi di formazione per personale paramedico e medico, soprattutto nelle zone meno servite, lontane dai centri urbani» spiega il dottor Poretti, al secondo viaggio in Africa dopo una prima esperienza dieci anni fa, in quell’occasione come volontario negli ambulatori gestiti dall’Opera San Francesco.
«Insieme a due colleghi dell’Humanitas, che ora posso chiamare amici, abbiamo sviluppato il progetto di un corso di formazione all’uso dell’ecografia dell’addome e del collo rivolto a medici e infermieri nella zona di Kati, poco a nord della capitale Bamako. La preparazione del corso è stata in larga parte gestita dalla vicepresidente della associazione, la dottoressa Elisabetta Lavezzi, la cui abnegazione in questa missione si è dimostrata seconda solo al suo viscerale e appassionato amore per il Mali e per la sua gente. Avviata l’organizzazione abbiamo stabilito, prima della fine dello scorso anno, la data della partenza: 27 febbraio». Con il dottor Poretti e la dottoressa Lavezzi anche Massimiliano Mazza, prossimo alla Laurea.

«Lungo il percorso tuttavia si sono verificati diversi contrattempi che hanno messo in forse la nostra partenza, da ultimo e sopra a tutto il resto, l’esplosione della epidemia di coronavirus . Ma alla fine, dopo mille incertezze, che si sono trascinate per molti giorni, siamo riusciti a imbarcarci sul volo per Parigi e da lì proseguire per Bamako senza particolare difficoltà».

L’arrivo in Africa

I primi giorni in Africa sono sempre di grande impatto, fisico ed emotivo, anche per chi ci ritorna. Dopo alcuni giorni passati fra visite e controlli alle strutture dell’associazione (ambulatori, dispensari), vivendo insieme alle famiglie del territorio, per il dottor Poretti e i suoi colleghi è infine giunto il momento della consegna dell’ecografo e del corso.
«Il corso si è tenuto al centro sanitario distaccato CSREF di Kati, che si trova a pochi chilometri dall’ospedale della stessa città. Dopo la parte teorica si è svolta quella pratica in un’altra sala, nell’area degli ambulatori, dove oltre alle esercitazioni tra i discenti, si sono svolti anche esami a pazienti del centro, per lo più donne gravide. Così mentre insegnavo ai miei discepoli (9 medici e 3 infermieri) i rudimenti della ecografia addominale e del collo, a mia volta ho avuto l’occasione per imparare un po’ di elementi di ecografia ostetrica grazie ad una bravissima ginecologa partecipante al corso. Tra le pazienti ci è capitata anche una 22enne con una gravidanza tubarica sinistra, poi prontamente operata dal ginecologo di turno il quale in seguito ci ha mostrato dal suo smartphone le foto dell’intervento. Il corso è durato diversi giorni, con dimostrazione di grande di interesse per molti. Nel frattempo, anche lì è esplosa la paura del coronavirus, seppur in un contesto totalmente diverso, apparentemente lontano anni luce».
«Guardandosi intorno ci si rende conto che lì la gente campa veramente con poco, anche se con grande dignità, arrabattandosi senza sosta in mille attività quotidiane. Ma anche se i negozi sono baracche cadenti, la merce è di misera fattura, il pattume di plastica invade ogni angolo di strada e la polvere copre ogni cosa, non capita mai di vedere gente che litiga, animosità o aggressività di qualche tipo. Non ci sono forze dell’ordine in giro, nè individui con aria da malavitosi. Non ci sono il ricco e il povero o meglio l’opulento e il misero, ma semplicemente un livello medio molto, ma molto basso. Eppure la gente con cui abbiamo avuto a che fare non ha accennato mai lamentarsi, e ai Bianchi della ricca Europa nessuno ha chiesto niente. Tutti salutano con calore e atteggiamento amichevole. In fondo quasi tutti hanno una casa dove dormire, qualche indumento da indossare, acqua da bere, quasi sempre qualcosa da mangiare. Inoltre quasi tutti, nella cerchia di amici dell’associazione, hanno un cellulare e almeno un veicolo in famiglia e tutti almeno tre figli, ma nessuno alla televisione. Il livello di scolarizzazione in città pare accettabile, ma è scarso nei villaggi. Dal punto di vista delle tradizioni antiche, tutti sono circoncisi e tutte le bambine subiscono ancora oggi e nonostante tutto l’infibulazione».

La fine del corso e il rientro

«Dopo l’esame teorico e pratico il corso si è concluso con la consegna degli attestati, la firma del contratto di concessione ad uso gratuito dell’ecografo, e la consegna del premio ai primi tre classificati nei punteggi dell’esame. Si classifica prima la dottoressa ginecologa, di gran lunga al di sopra della media dei suoi colleghi uomini, come spesso accade anche da noi. Poco dopo è arrivata la inquietante notizia che Lombardia è stata dichiarata zona rossa pertanto chiusa a qualsiasi movimento in uscita e in entrata. Ma fortunatamente riusciamo a rientrare senza grossi problemi, non a Malpensa come previsto, ma a Linate».


La donazione dell’ecografo, del valore di diverse di migliaia di euro, aiuterà i medici locali ma un «corso di una settimana non può bastare a formare il personale al suo utilizzo - conclude Poretti -. Servirà tornare: abbiamo piantato un seme, ora bisognerà tornare per annaffiare. Che tocchi a me o ad altri colleghi, l’importante sarà proseguire nel percorso di formazione».