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Mafie, quasi metà dei beni confiscati nel Legnanese ancora da riutilizzare

Libera Legnano presenta il dossier "Adesso riutilizziamoli bene!", nel 25esimo anniversario dall'approvazione della Legge 109.

Mafie, quasi metà dei beni confiscati nel Legnanese ancora da riutilizzare
Cronaca Legnano e Altomilanese, 07 Marzo 2021 ore 14:03

Mafie, sono 65 i beni confiscati alla criminalità organizzata sul territorio del Legnanese: di questi 35 (tra immobili e aziende) sono già stati destinati per finalità istituzionali o sociali.

Mafie, la prima mappatura dei beni confiscati nel Legnanese

E’ quanto emerge dalla mappatura dei beni confiscati presenti nel Legnanese realizzata dal presidio Libera di Legnano, nato lo scorso primo dicembre dopo un percorso durato due anni che ha visto coinvolti associazioni e cittadini, e intitolato ad Antonella Valenti, Ninfa e Virginia Marchese, tre bambine vittime di mafia a Marsala nell’autunno 1971. Il rapporto “Adesso riutilizziamoli bene!” è stato presentato ieri, sabato 6 marzo 2021, sulla pagina Facebook della Tela di Rescaldina, in occasione del 25esimo anniversario della Legge 109 (7 marzo 1996) che promuove il riutilizzo sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie e la loro restituzione alla collettività. Una legge  A intervenire sono stati Paolo Testa, presidente della cooperativa La Tela; Marco Vajna de Pava, Martina Sala e Paolo Meroni, del presidio Libera Legnano; e Davide Pati, vicepresidente nazionale di Libera.

“Stimolo e supporto per le Amministrazioni comunali”

“Lo scopo del monitoraggio è rendere noto alla collettività l’esistenza di questi beni e l’importanza della Legge 109 che, in 25 anni, è riuscita a far crescere nelle diverse comunità cittadine l’idea che un bene sottratto alla mafia e restituito alla collettività crea ricchezza economica e sociale, generando benefici per tutti i cittadini coinvolti – spiega Libera Legnano – Questo elaborato, in aggiunta al censimento dei Beni confiscati presenti sul territorio, individua le modalità di utilizzo o le ragioni di non utilizzo. Inoltre, vuole essere da stimolo e supporto per le Amministrazioni comunali nel definire strategie e iniziative efficaci ed efficienti per giungere al riutilizzo dei Beni per fini sociali, garantendo trasparenza e coinvolgendo le reti associative locali nella procedura di affidamento del bene. Possiamo definire questo lavoro non un punto di arrivo bensì una fotografia del territorio che spinga le associazioni, le Amministrazioni comunali e i singoli cittadini a creare una sinergia con i beni confiscati e sequestrati presenti, valorizzandoli e rendendoli così parte integrante della società e del territorio”.

Degli 11 comuni presi in esame, solo quattro non hanno beni confiscati

Undici i comuni presi in considerazione: oltre a Legnano, Busto Garolfo, Canegrate, Cerro Maggiore, Dairago, Nerviano, Parabiago, Rescaldina, San Giorgio su Legnano, San Vittore Olona e Villa Cortese. Dal  monitoraggio è emerso che sono ancora pochi i beni effettivamente riutilizzati per finalità istituzionali e sociali previste dalla normativa vigente. La fonte dei dati e delle informazioni è la piattaforma OpenRegio dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e sono aggiornati all’1 marzo 2021. Sono in totale 65 i beni confiscati nel territorio del Legnanese, di cui 56 immobili e sei aziendali. Dei 56 immobili, 26 sono in gestione all’Agenzia nazionale e quindi non ancora destinati per finalità pubbliche o sociali, alcuni dei quali ancora in confisca non definitiva. Mentre 33 sono stati destinati prevalentemente ai Comuni. Delle sei aziende, solo due sono state già destinate ma entrambe alla liquidazione. Sugli 11 comuni presi in analisi, solo quattro non presentano beni confiscati sul proprio territorio: Busto Garolfo, Canegrate, San Giorgio su Legnano e Villa Cortese.

Trasparenza delle informazioni: c’è ancora molto da fare

Legnano è il comune dove sono ubicati più beni immobili e aziendali confiscati, in totale 28, seguito da San Vittore Olona 13 e da Rescaldina 10. Il monitoraggio ha riguardato anche la trasparenza delle informazioni e la pubblicazione nei siti dei Comuni dei beni trasferiti nel proprio patrimonio, secondo quanto previsto dal codice antimafia. Dei cinque Comuni che hanno avuti beni immobili destinati (Legnano, San Vittore Olona, Rescaldina, Dairago e Nerviano) Legnano e San Vittore Olona hanno una sezione specifica sui beni confiscati, Rescaldina indica i beni all’interno nell’elenco generale del patrimonio immobiliare, mentre per Dairago e Nerviano non risulta la pubblicazione dei dati. I beni destinati al Comune di Rescaldina sono riutilizzati per finalità sociali, solo alcuni beni sono riutilizzati nel Comune di Legnano mentre a San Vittore Olona i beni immobili non sono riutilizzati e alcuni di loro necessitano di interventi di ristrutturazione. E’ da evidenziare che uno degli immobili ubicati a San Vittore Olona è stato inserito nel bando di assegnazione diretta al terzo settore che l’Agenzia ha pubblicato lo scorso anno.

“Il nostro non è un semplice elenco, una sterile carrellata”

“Perché bisogna guardare ai beni confiscati? Perché sono un segno forte di contrasto alla criminalità. La criminalità si afferma sul territorio, e una casa, un ristorante, un bar, un centro commerciale… sono segni di potere silenziosi ma presenti che ogni giorno dicono ‘Noi siamo qua e facciamo quello che vogliamo’” ha spiegato Paolo Meroni. “Da un lato come presidio vogliamo informare i cittadini in merito alla presenza dei beni confiscati e dall’altra vogliamo lavorare in sinergia con le Amministrazioni per valorizzarli in maniera concreta e consapevole e soprattutto trasparente – ha proseguito Martina Sala – La settimana scorsa è uscito un report redatto da Libera nazionale, dal titolo ‘Rimandati’, proprio sulla trasparenza dei beni confiscati nelle Amministrazioni locali. Non possiamo fare a meno di rilevare come i Comuni lombardi risultino tra i meno trasparenti riguardo all’accesso ai dati relativi ai beni confiscati trasferiti al loro patrimonio. La trasparenza delle Amministrazioni è molto importante perché gli enti locali sono gli enti più prossimi ai cittadini e possono promuovere il riutilizzo di questi beni non solo a fine informativo, ma al fine anche di creare un buon governo del territorio e un network con la collettività”.

“Da strumenti di potere della criminalità a ricchezza per la comunità”

“Il titolo del nostro report ‘Adesso riutilizziamoli bene!’ fa riferimento ai beni come strumento di potere e influenza negativa della criminalità che possono diventare invece uno strumento positivo attraverso un utilizzo sociale – ha detto ancora Meroni – Questo dossier è un punto di partenza perché vuole rappresentare l’inizio di un dialogo con le Amministrazioni comunali. Il mandato di Libera infatti non è solo quello di essere sentinella ma anche di essere un facilitatore, un supporto per gli enti locali: capiamo che non è facile gestire un bene e capire come metterlo a disposizione della cittadinanza”.

“Un’occasione per assicurare una ripresa del Paese dopo la pandemia”

“A venticinque anni dall’approvazione della Legge 109 del 1996 è certamente possibile fare un bilancio sul riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia, evidenziando innanzitutto le positività di un percorso e di tante esperienze nate grazie alla presenza di beni (immobili, mobili e aziendali) sottratti alla disponibilità delle mafie, delle varie forme di criminalità economica e finanziaria (dal riciclaggio all’usura, dal caporalato alle ecomafie) e di corruzione – commenta Libera – Beni che sono diventati opportunità di impegno responsabile per il bene comune. Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso e ai percorsi educativi e culturali”.

Gli esempi positivi sul territorio: dalla Tela a Cielo e Terra

Nel dossier Libera ha mappato le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali per raccontare una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale. Tra le poche presenti sul territorio legnanese, ci sono La Tela (L’Osteria sociale del Buon-essere), gestita dalla cooperativa sociale La Tela che ha avuto in assegnazione un bene confiscato e l’associazione Cielo e Terra di Legnano.

Un’iniziativa per la Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Il presidio di Libera Legnano sta preparando un’iniziativa in occasione della 26esima Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del prossimo 21 marzo. Viste le limitazioni imposte dalla pandemia, verosimilmente si tratterà di un evento a distanza, ma com’è tradizione si cercherà di coinvolgere le scuole.

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