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lutto

L’ultimo saluto all'”angelo della carità”

In una chiesa piena per quanto consentito dalle norme anti Covid, la celebrazione è stata presieduta da padre Fausto Lincio.

L’ultimo saluto all'”angelo della carità”
Cronaca Legnano e Altomilanese, 27 Marzo 2021 ore 15:01

La comunità della parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù si è raccolta questa mattina, sabato 27 marzo 2021, per l’ultimo saluto a padre Gabriele Mattavelli, per molti anni parroco della chiesa dei frati, scomparso per Covid venerdì 19 marzo.

L’ultimo saluto all'”angelo della carità”

In una chiesa piena per quanto consentito dalle norme anti Covid, la celebrazione è stata presieduta da padre Fausto Lincio, superiore regionale dei Carmelitani, e concelebrata con il parroco padre Renato Rosso, il prevosto monsignor Angelo Cairati e altri sacerdoti della città. A ricordare “l’angelo della carità” sono stati anche i famigliari e i rappresentanti delle varie realtà parrocchiali, tra cui le Suore Sacramentine e il Gruppo di preghiera.

Le parole del parroco padre Renato Rosso

“Siamo qui in famiglia dove un tratto che Gabriele è stato capace di vivere è di trasmetterci è proprio quello dell’essere famiglia… – ha esordito il parroco padre Renato Rosso – Quante storie di vita… Ognuno di voi può venire qui a raccontare la sua, con alti e bassi. Gabriele non era una persona facile, morbida, accomodante. Ogni padre ha i suoi punti di asperità, i burroni, le fenditure, i passaggi segreti. Scoprirli è entrare nell’esercizio di una paternità, farsi affascinare e farsi ‘tirare grandi’ da chi, un po’ poi avanti nel cammino, si guarda indietro e, come è capace, tende una mano e porta altri su quello che è un sentiero che per lui è stato buono, vitale, grande, ricco. E mi sembra che per Gabriele questo sia il tratto della sua vita. Ho ancora sulla mia scrivania la foto della mia Prima Comunione, con Gabriele lì che sarebbe poi partito l’anno dopo per l’Africa. E chissà quante foto avete voi di momenti della vostra vita con Gabriele… Questa è la famiglia, questo è l’essere stato lui padre, di ciascuno e di una comunità nel suo insieme. Poi c’è un tratto ulteriore che abbiamo intuito dalla sua persona: che si può comunque andare avanti. Il percorso di Gabriele nell’Ordine, in provincia, non è stato così semplice, ci sono stati snodi dolorosi: il primo, bello e doloroso a un tempo, è stata la missione: voluta, desiderata, coltivata, sperata… gli anni del Camerun intensi e tosti sia per la situazione che ha trovato sia per la costruzione della realtà carmelitana in quella terraa. L’altro snodo doloroso è stato la partenza dal Camerun: subita, non cercata, obbedita, probabilmente non compresa fino in fondo da parte sua. Eppure c’è stata ed è tornato qui, in famiglia. E poi il distacco da Legnano: a 75 anni, vai in pensione da parroco, dopo 23 anni. Ci sta che finisce, lo sai anche tu, ma non ci sta che lasci la tua famiglia. E forse un posto non è che l’ha poi trovato pienamente, perché non è semplice reinventarsi la vita a quell’età. Eppure ci è stato ed è andato avanti: questa mi sembra una cosa grande, non scontata, dell’eredità che ci lascia Gabriele. La capacità di fare famiglia e di ‘stare’ anche nel momento dell’incomprensione, nel momento in cui non capisci che cosa la vita ti stia chiedendo”.

Padre Renato Rosso ha ricordato poi il decorso della malattia di padre Gabrile, le tre settimane passate in Terapia intensiva, e ancora gli ultimi giorni, la fine.

“Voglio sottolineare un altro suo tratto caratteristico: quello della spontaneità della giovinezza, che ha sempre custodito anche da anziano: questo sguardo di interesse, passione, attenzione, quel. suo sentirsi provocato dagli ultimi, dai poveri, da quelli che nessuno vede perché sotto la soglia della visibilità. Il lebbrosario in Camerun, la Casa della carità… In questa sua ricerca di una comunione, di una vicinanza, di uno stare immerso nella povertà di quanti neanche più si vedono, mi sembra stiano anche questi ultimi mesi, durante i quali è stato con quelli che neanche più si vedono perché sono chiusi in un ospedale: anche questo mi sembra non sia stato inutile, sprecato. Dice di questa sua capacità di stare in mezzo a quanti non si vedono più. Ecco quello che ci consegna la parabola di vita di Gabriele, che è stato nostro padre”.

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