La storia di Matty un allarme per tutti

Con la sua lettera, la famiglia di Matthias Bialas lancia un forte messaggio e scuote tutta la comunità. Ora bisogna lottare tutti per cambiare il mondo che ha portato Matthias a dire basta.

La storia di Matty un allarme per tutti
Cronaca 25 Novembre 2017 ore 11:07

Dalla storia di Matthias deve partire una profonda riflessione, per capire cosa può portare un 14enne al suicidio e cosa si deve fare per impedirlo.

Chi era Matty

Quando si parla di suicidio, spesso l'identikit che viene in mente è quello di una persona sola, depressa, senza interessi, abbandonata. Matthias non era così. "Matthias aveva un animo delicato, romantico, di un romanticismo fuori epoca; era curioso, creativo, con una forte tendenza all’autoapprendimento, non a caso andava male a scuola - lo ricorda la famiglia - Era un autodidatta, tutto ciò che sapeva fare l’aveva imparato da solo, documentandosi con passione. Era appassionato di cucina (faceva delle ottime brioches salate); amava fare l’orto e curare il giardino. Era gentile e premuroso verso i vicini, con i nonni. Era sensibile, con uno spiccato senso di giustizia, profondamente rispettoso verso i poveri, i mendicanti, i semplici. Amava la natura e aveva un feeling speciale con gli animali. Non era interessato ai beni materiali, aveva poca cura di sé, perché era troppo preso dalle sue passioni, l’ ultima: la musica elettronica e il montaggio audiovisivo. Ho scoperto che era anche un poeta, la sua musica e le sue poesie raccontavano di un amore struggente e appassionato".

Quella maledetta sera

Le sirene dell'ambulanza, le volanti dei carabinieri, i vigili del fuoco. Le urla di alcuni ragazzi, straziate, dalla banchina della stazione di Abbiate. La speranza di un incidente, che quel corpo che giaceva un paio di centinaia di metri più in là non fosse quello di Matthias Bialas. Era il 10 settembre, e la città tornava a casa da un'uggiosa giornata di fiera zootecnica. Subito voci, paure, timori si erano rincorsi in tutta Tradate, fino alla conferma che sì, Matthias si era tolto la vita. L'annuncio era stato fatto poco prima con un video, rilasciato su Youtube e rilanciato dai canali social del ragazzo. Arrivata la conferma, sulla città era calato un profondo e "solido" silenzio, durato nei giorni seguenti. Un silenzio dettato dallo shock per il suicidio di un 14enne, e per il rispetto del dolore di una famiglia conosciuta e amata da tutta la comunità. E un silenzio dovuto al fatto che, davanti a fatti simili, non ci sono parole che non scadano nel banale, nell'inutile.

Ora la società cambi

La lettera della famiglia continua. "Matthias spesso era triste, sì, come l’adolescenza può far soffrire e rendere tristi. Ma era anche allegro, buffo, aveva tanti sogni e progetti. Aveva una famiglia grande, che l’ha sempre amato e compreso e pochi amici ma molto affezionati. Parlare dunque di solitudine o di debolezza è superficiale e fuori luogo. Crediamo che avesse una sofferenza interiore che non gli dava speranza, soprattutto rispetto a quello che trovava fuori". "Mio figlio non era solo ma era solo
disperatamente consapevole che in questo mondo non si può più essere ciò che si è. Un mondo che ha privato un’intera generazione di un concetto che è fondamentale per ogni essere umano: il futuro. E siamo noi adulti che li abbiamo privati di ogni possibilità, disegnando una società arrendevole e prigioniera di asfissianti burocrazie. Non sono i giovani a essere deboli ma la società che li ospita, dominata dal pensiero debole, la politica debole, la scuola debole. Di fronte a questo vuoto i giovani rispondono in due modi: con l’inerzia (ritirandosi dal mondo e chiudendosi in se stessi) o con la fuga: fuggendo da questo paese e cercando un senso altrove o fuggendo dalla vita (perché bisogna prima arrivarci a un’età adatta alla fuga in avanti). Non più con la lotta perché abbiamo privato questa generazione anche del sogno della rivoluzione che cambia il mondo in meglio". Matthias è solo uno dei tantissimi ragazzi che dicono "basta". "Il suicidio, tra gli adolescenti, è la seconda causa di morte in
Europa, dopo gli incidenti stradali. - fanno notare i genitori del tradatese-  Tutto il tessuto sociale deve scuotersi. C’è qualcosa in questa società che non funziona, troppi giovani che si affacciano all’età
adulta, al mondo, preferiscono rinunciarvi". Da qui si deve ripartire, tutti. Istituzioni, scuola, politica, comnità. Perchè si torni a costruire un mondo che guardi ai giovani, che gli dia spazi, speranze, sogni per cui lottare. Che non li lasci da soli e nemmeno li costringa sotto una campana di vetro. Che li capisca, e che gli dia spazio per esprimersi. Altrimenti ci saranno sempre più ragazzi che non troveranno via d'uscita e che non si sentiranno di stare in questo mondo.