Cronaca
Ultimo saluto

Il ricordo di Enrico Redondi

Storico lattaio del paese e allenatore per decenni della Virtus

Il ricordo di Enrico Redondi
Cronaca Rhodense, 12 Novembre 2022 ore 13:00

Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e piazza Libertà gremite  per l’ultimo saluto della città di Cornaredo a Enrico Redondi.

Calcio, fede e bombi

Classe 1937, Enrico è stato una figura storica per il paese, che ha visto crescere sino a diventare città. La folla presente sabato ha testimoniato la grande popolarità del signor Redondi, il cui volto è parte integrante delle memorie giovanili di moltissimi cornaredesi.
Enrico crebbe insieme ai suoi fratelli, ormai già scomparsi, Domenico e Rosalda, nell’osteria dei genitori che sorgeva sulla via Novara. Memoria vivente del secolo passato, proprio su quella strada, ancora bambino, Enrico raccontava di aver visto il suo primo cadavere: un uomo ucciso dai tedeschi, il cui corpo fu abbandonato in strada e la cui immagine rimase impressa per tutta la vita a Redondi. Quando la famiglia aprì la prima latteria in via Ghisolfa, poi gestita dal fratello Domenico, Enrico iniziò a svolgere il lavoro che gli permise di conoscere e farsi apprezzare praticamente da tutto il paese: la consegna a domicilio del latte e della spesa, casa per casa, corte per corte, scala per scala.

Il negozio e lo sport

Il 14 ottobre del 1961, nella stessa chiesa in cui sabato si sono celebrati i funerali, Redondi sposò la donna della sua vita: la signora Clementina Fossati, di un anno e 4 giorni più giovane, e da tutta Cornaredo conosciuta come Mentina. E proprio a suo nome fu intitolato il negozio che i due coniugi aprirono in via Cavour, la Latteria Mentina, che dal giorno della sua apertura e sino alla chiusura nel 2002 è stato punto di riferimento per i bambini di Cornaredo che, finite le ore di lezione alla scuola di via 4 Novembre o all’asilo Ponti, andavano ad addolcirsi il pomeriggio nel negozietto dove trovavano gli amati «bombi» o una sostanziosa merenda.
Legato al negozio c’è un aneddoto particolare che tanti ricordano di Enrico: la sua avversione per il formaggio. Proprio lui, lattaio da una vita! Eppure, quando un cliente chiedeva del formaggio al banco della latteria, la risposta era sempre la stessa: «Aspettiamo mia moglie».
Altra attività che ha reso Redondi così popolare fu la sua gigantesca passione per il calcio. In primis da tifoso: il suo primo grande amore era l’Inter. Era entrato allo stadio di San Siro per vedere la prima partita dei neroazzurri a soli dodici anni, e fino ai suoi 70 anni di età non ci fu stagione in cui non fosse presenza al Meazza, spesso come tifoso abbonato. Redondi fu poi fra i fondatori della Virtus Cornaredo: giocatore da adolescente, divenne poi allenatore e fu l’Allenatore della Virtus, che guidò anche nel campionato in Prima Categoria. Redondi studiò prima di insegnare: prese il patentino e spesso raccontava la lezione ricevuta durante un corso dal decano degli allenatori italiani, Giovanni Trapattoni, di due anni più anziano. Un folto gruppo di ex giocatori della Virtus, in particolare delle annate 1962 e 1963, era presente ai funerali a testimoniare il ricordo lasciato da Redondi gestendo questi ragazzi sul campo da pallone.
Infine la fede: Redondi è stato per oltre 40 anni il lettore fisso della Messa delle 18 della domenica.
A celebrare il funerale è stato il neo parroco Don Danilo Dorini, alla presenza del coro al gran completo. Enrico lascia la moglie Mentina, i tre figli Daniela, Silvano e Milena, tutti nati in casa proprio nell’appartamento sopra la latteria Mentina dove la famiglia ha vissuto a lungo, e due nipoti.

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