Cronaca

Il papà le nega il vaccino, 17enne va in tribunale per farselo fare

La storia di una minorenne figlia di genitori separati seguita dai servizi sociali di un comune del rhodense

Il papà le nega il vaccino, 17enne  va in tribunale per farselo fare
Cronaca Rhodense, 04 Dicembre 2021 ore 10:55

La situazione si è risolta grazie all'interessamento dell'avvocato rhodense Rossana Papasodaro

Non sottopongo mia figlia a un vaccino sperimentale come quello anti covid

Una ragazza minorenne che vuole vaccinarsi, due genitori separati, uno dei quali, il padre, contrario al vaccino e i servizi sociali di un comune del rhodense, al quale la ragazza è stata affidata, che non prendono una decisione in quanto definiscono il vaccino facoltativo e non obbligatorio. Questi i protagonisti di una vicenda, seguita dall’avvocato rhodense, Rossana Papasodaro finita davanti ai giudici del tribunale di Milano. «Non do il mio consenso perché il vaccino anti covid è un vaccino sperimentale, non sottopongo mia figlia a una sperimentazione».

Sulla decisione presa dai Giudici del Tribunale ha pesato anche l'importanza del vaccino

Dopo queste affermazioni fatte dal padre della ragazzina la madre si è rivolta all’avvocato Papasodaro che ha dato vita all’iter processuale. I Giudici del Tribunale di Milano hanno così ascoltato la ragazzina che ha ribadito di volersi vaccinare contro il Covid, hanno sentito la mamma e il padre della ragazzina che ha ribadito la sua contrarietà al vaccino. Prima di prendere una decisione i giudici milanesi hanno anche elencato una serie di dati scientifici riguardo all'efficacia del vaccino e riportato anche il pensiero del Capo dello stato Sergio Mattarella sull'importanza dei vaccini in generale. I Giudici milanesi che hanno definito ingiustificata la decisione dei responsabili dei servizi sociali del Comune dove risiede la minorenne. «La posizione del servizio di sottrarsi alla decisione in quanto si tratterebbe di un vaccino facoltativo non appare giustificata. Ci si domanda allora quali decisioni possa assumere il servizio in relazione alla salute, ma anche alla istruzione ed alla educazione, se si esprima solo nel caso che si tratti di scelte obbligatorie, la madre favorevole alla somministrazione della vaccinazione alla figlia minore e il padre di quest'ultima totalmente contrario».

"I servizi sociali diano corso tempestivamente a tutte le operazioni necessarie per vaccinare la ragazzina"

Un iter processuale andato avanti per alcune settimane prima di arrivare al decreto definitivo dei giudici milanesi. «In conclusione si ritiene che siano i servizi sociali del Comune, ente affidatario, il soggetto che, in quanto già delegato ad assumere tutte le decisioni di maggior importanza nell’interesse della minorenne anche quelle di natura medica, debba attivarsi dando corso a tutte le operazioni necessarie perché venga somministrato il vaccino anti Covid a favore della ragazzina nelle dosi raccomandate, anche in assenza del consenso paterno» Giudici milanesi che alla fine hanno disposto che i servizi sociali del Comune, Ente affidatario, diano corso tempestivamente a tutte le operazioni necessarie per la somministrazione della vaccinazione anti SARS-CoV-2 alla ragazzina».

"La vaccinazione tutela la salute della collettività"

Un provvedimento che, come dicevamo, ha visto i giudici del tribunale milanese inserire al suo interno anche i benefici del vaccino. «Quanto alla efficacia dei vaccini anti Covid -19 è accertato che, nella popolazione generale a sette mesi dalla seconda dose continua ad essere particolarmente significativa l’efficacia della vaccinazione in termini di protezione dall’infezione (sintomatica o asintomatica) che rimane dell’89%, ed in termini di protezione dal ricovero e dal decesso che è molto elevata (96% e 99%) - scrivono i giudici del tribunale milanese - L’efficacia vaccinale nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di Covid-19 nelle persone completamente vaccinate è diminuita passando dal 89%, durante la fase epidemica con variante alfa prevalente, al 77% durante la fase epidemica con variante delta prevalente. Rimane comunque elevata l’efficacia vaccinale nel prevenire la diagnosi con successiva ospedalizzazione (92%), ricovero in terapia intensiva (95%) o decesso (91%) nella fase epidemica con variante delta prevalente” La vaccinazione, pertanto, malgrado gli effetti della variante delta garantisce, in primo luogo, la salute individuale dalla contrazione della malattia in forma letale o grave e, in secondo luogo, tutela la salute collettiva».