Una fondazione per continuare la lotta di Eleonora

Eleonora e la sua lotta continueranno a vivere attraverso un'associazione a sostegno del centro oncologico pediatrico di Milano

Una fondazione per continuare la lotta di Eleonora
Cronaca 25 Novembre 2017 ore 11:26

Dalla storia di Eleonora Cocchia, la 17enne scomparsa dopo un anno di lotta contro il cancro, nascerà un'associazione.

Aiutare i ragazzi malati come Eleonora

Dal dolore di due genitori, privati dell'amore della figlia, nascerà un'associazione che tenga viva la sua lotta. "Perchè la morte di Eleonora non sia vana ma possa salvare altre giovani vite", spiegano mamma Nadia e papà Luca. "Un'associazione a lei dedicata - continuano - per raccogliere fondi da destinare al reparto oncologico pediatrico di Milano. L'augurio è che nessun altro possa vivere come noi un dolore così grande e nessun altro bambino debba rinunciare, suo malgrado, alla propria vita".

La ricerca e il sostegno alla medicina

In un anno di lotta al tumore, riabilitazione ed esami, Eleonora e la sua famiglia hanno toccato con mano il mondo dei malati. "Abbiamo scoperrto un mondo composto da tanti bambini e ragazzi speciali - raccontano i genitori - e tante famiglie che quotidianamente lottano e sperano affinchè si possa compiere una delle cose più naturali. veder crescere i propri figli". Un mondo fatto di malati, ma anche di chi li cura: "Abbiamo incontrato tanti angeli in camice bianco che ogni giorno lottano e amano insieme ai malati con un'umanità e una professionalità uniche - fanno sapere i genitori di Eleonora - E questi angeli non sono pagati dal servizio sanitario nazionale ma dalla fondazione, dalla generosità di chi direttamente o indirettamente è entrato in contatto con la malattia".

Il centro oncologico pediatrico, una famiglia

Quella tra le mura milanesi del centro oncologico pediatrico è una vera e propria famiglia. Dove la lotta col tumore non viene combattuta solo dai malati ma anche dai medici e dagli infermieri, fianco a fianco. E non solo. Don Tullio e don Luciano sono i due sacerdoti che curano lo "spirito" dei malati. "Ci sentivamo protetti, sicuri che stavamo dando il meglio a Eleonora. Ci sentivamo accolti da una grande famiglia", ricordano mamma e papà. "Eleonora ha sempre amato la vita, godendo di essa anche nel corso della malattia - concludono Nadia e Luca - insegnando a tutti che amare ed essere amati è possibile anche quando le cose vanno male. La vita deve andare avanti sentendo ele ancora molto vicina, traendo spunto dall'energia che ha sempre conservato e mostrato nei suoi 17 anni di vita. Ma va avanti anche con l'aiuto delle tante persone che anche con un piccolo gesto donano il loro conforto e il loro sostegno alla ricerca".