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Coronavirus: “Il Milanese è nella situazione in cui erano Bergamo, Lodi e Brescia a inizio pandemia”

Stefano Paglia, primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Lodi e Codogno, ma residente ad Arese: "Siate responsabili"

Coronavirus: “Il Milanese è nella situazione in cui erano Bergamo, Lodi e Brescia a inizio pandemia”
Rhodense, 30 Ottobre 2020 ore 20:34

Coronavirus: “Il Milanese è nella situazione in cui erano Bergamo, Lodi e Brescia a inizio pandemia”. A dare l’allarme è l’aresino Stefano Paglia, primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Lodi e Codogno.

Coronavirus: “Il Milanese è nella situazione in cui erano Bergamo, Lodi e Brescia a inizio pandemia”

“Milano e provincie si trovano in una situazione veramente complicata e al limite per il numero in continua e rapida crescita di persone positive”.
E’ il preoccupante scenario rappresentato da Stefano Paglia, primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Lodi e Codogno.
“Il Lodigiano ora è in una situazione di ripresa – spiega il medico residente ad Arese – Il Milanese invece si sta velocemente avvicinando alla tragica situazione in cui versavo città come Bergamo, Lodi e Brescia a inizio pandemia”.
A febbraio infatti Milano è stata colpita “marginalmente” dal Coronavirus rispetto a molte altre zone d’Italia e del mondo.
“Siamo stati fortunati e bravi a tenere la pandemia fuori Milano – spiega Paglia – Adesso non più. La situazione è diversa. Milano si sta avviando ad un impegno differente e molto oneroso”.
Il medico, che nei mesi scorsi è stato tra i principali protagonisti in prima linea nella lotta al Covid fa un appello molto chiaro e diretto per scongiurare il peggio. “Deve essere chiaro a tutti: le persone che credono che il sistema sanitario anche migliore del mondo possa essere in grado di contenere questa malattia sono in errore. Confondono dagli elementi che in questa malattia sono falsamente rassicuranti. Molti paziente sono asintomatici e non è un bene perché diffondono la malattia senza saperlo in modo esponenziale. Quella che va capito è che il problema non è la mortalità perché è bassa (del 2 per cento in confronto al tasso di mortalità dell’Ebola che è al 50 per cento), il vero dramma è il tasso di ospedalizzazione. Nessuno al mondo è in grado di contenere questa patologia”.
Stefano Paglia spiega che il Coronavirus ha la capacità di. far collassare i sistemi ospedalieri mettendoli sotto stress. Il medico fa un appello a tutti: “Il futuro dipende da noi! Se interrompiamo comportamenti scorretti e negazionisti, manifestazioni, e cominciano a contenere questa patologia avremo una speranza. Comportatevi da responsabili. Questa realtà esiste e nessuno è esente”.

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