Matteo Pedretti nel Corelab dell'ospedale rozzanese

Coronavirus, il biomedico albairatese “in trincea” all’Humanitas

L'albairatese Matteo Pedretti impegnato nel laboratorio analisi dell'ospedale rozzanese: “La nostra vita è cambiata, bisogna stare a casa perché...”

Coronavirus, il biomedico albairatese “in trincea” all’Humanitas
Magenta e Abbiategrasso, 15 Marzo 2020 ore 13:27

L’albairatese Matteo Pedretti impegnato nel laboratorio analisi dell’ospedale rozzanese: “La nostra vita è cambiata, bisogna stare a casa perché…”

Coronavirus, il biomedico albairatese “in trincea” all’Humanitas

«Siamo in prima linea contro il Covid»: l’albairatese Matteo Pedretti è tecnico di laboratorio biomedico al Corelab di Humanitas. Il suo compito? L’analisi degli esami del sangue e di microbiologia. E la sua vita è stata stravolta come e più di quella di tutti da quando è esploso il contagio. L’ospedale rozzanese è una struttura privata ma convenzionata con il pubblico. Ed è stato completamente riorganizzato secondo le direttive dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera: un’intera ala è stata dedicata alla cura dei pazienti colpiti da Coronavirus, ma l’Humanitas è stata individuata come hub specifico a livello territoriale per lo stroke. Tutti i pazienti che rientrano in questa tipologia vengono convogliati qui mentre, di contro, l’ospedale rozzanese sta mettendo a disposizione degli altri ospedali le proprie Unità operative per cardiologia interventistica, cardiochirurgia e neurochirurgia.

«E’ cambiato il modo di lavorare di ogni dipendente, dall’accettazione ai primari – spiega Pedretti – All’esterno ci sono tre tendoni della Protezione civile per l’accoglienza. Qui stazionano i pazienti all’arrivo, ai quali sono fatti tutti i test del caso. E chi è confermato positivo viene portato nell’apposita ala, che è stata separata dal resto con lavori eseguiti a tempo di record».

Anche per chi opera in microbiologia è stato creato uno spazio apposito e la struttura è stata potenziata. Pedretti, almeno sino ad oggi, si è prevalentemente occupato dei test in provetta: «I turni in laboratorio sono stati potenziati – aggiunge il biomedico albairatese – Chi è ricoverato in terapia intensiva è sottoposto a una costante serie di analisi. E non tutti gli ospedali milanesi sono attrezzati per i test specifici legati al Coronavirus».

La routine di Pedretti e dei suoi colleghi è completamente cambiata: «Abbiamo percorsi specifici per accedere, come prima cosa all’ingresso ci viene rilevata la temperatura corporea. E ovviamente indossiamo tutti sempre la mascherina. Ma per chi lavora a contatto con i pazienti le precauzioni sono anche maggiori: trascorrono ore intere completamente bardati da dispositivi e protezioni per evitare ogni contatto». E a tutti è naturalmente chiesto uno sforzo straordinario anche in termini di ore di lavoro e turni notturni.

Medici e dottori devono essere tutelati eccezionalmente in questo momento. E Pedretti spiega perchè: «Se dovesse essere contagiato uno di noi, almeno metà degli effettivi dovrebbe sottoporsi a quarantena. Ma se medici ed infermieri stanno a casa, poi chi si prende cura dei malati?» Un rischio che non è solo teorico: gli ultimi dati rilevano che già oggi il 12 per cento dei positivi è costituito da persone che operano negli ospedali.

Per questo l’appello di Pedretti è quello di una persona perfettamente consapevole della delicatezza della situazione: «Oggi stiamo gestendo chi è stato contagiato una settimana fa. Gli effetti delle misure prese in questi giorni li vedremo dunque solo tra una settimana perchè il virus ha una incubazione che va dai due ai sette giorni. Bisogna stare a casa. Soprattutto gli anziani devono stare a casa, perchè la mortalità è elevata soprattutto tra gli over 65. Con le nuove direttive non sono più effettuati i tamponi sui familiari delle persone contagiate, a meno che non sviluppino i sintomi: questo vuol dire che esistono sicuramente persone positive ma asintomatiche. Stanno bene, ma possono diffondere il virus. Per evitare questo, è fondamentale che tutti, anche i ragazzi, stiano a casa ed evitino ogni contatto». TORNA ALLA HOME PAGE PER LE ALTRE NOTIZIE

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