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«Con il cuore di mio fratello Andrea vive il trapiantato più longevo d’Italia»

A 35 anni dalla tragedia, parla la sorella di Orlandi: «La sua generosità ha regalato speranza e una nuova vita»

«Con il cuore di mio fratello Andrea vive il trapiantato più longevo d’Italia»
Magenta e Abbiategrasso, 18 Novembre 2020 ore 08:47

«Con il cuore di mio fratello Andrea vive il trapiantato più longevo d’Italia»: è la storia di Andrea Orlandi e Gianmario Tonetti.

«Con il cuore di mio fratello Andrea vive il trapiantato più longevo d’Italia»

Andrea Orlandi nel 1985 era un ragazzino come tanti, frequentava la terza media alla scuola Baracca di Magenta, aveva una sorella e un fratello maggiore e tanti amici della sua età con i quali, nel tempo libero dalla scuola, amava fare giri nei dintorni col motorino.
Come tutti i ragazzi della sua età lo aveva ricevuto in dono dai genitori per la promozione e ne andava fiero. La mattina del 17 novembre era uscito a fare un giro con i compagni e la mamma si era raccomandata di tornare prima di mezzogiorno, perché tutta la famiglia si sarebbe riunita per il pranzo della domenica.
Andrea era un figlio ubbidiente, ma non sapeva di avere un appuntamento col destino e a casa non è più tornato.
Mentre percorreva una via deserta della zona industriale di Marcallo, in coda al solito gruppo di ragazzi motorizzati, da una strada sterrata laterale è sbucata all’improvviso una donna in bicicletta, che ha urtato la ruota posteriore del Ciao. Andrea ha perso il controllo del mezzo ed è caduto a terra, battendo la testa al suolo.
Allora non c’era l’obbligo del casco e le condizioni del ragazzo sono subito apparse gravi: è stato trasportato al Pronto soccorso di Magenta e poi trasferito a Legnano, ma per non c’è stato nulla da fare.

La donazione degli organi

Vista la giovane età e le ottime condizioni fisiche di Andrea, i medici del nosocomio legnanese hanno proposto alla famiglia l’espianto di alcuni organi. La mamma del ragazzo, pur lacerata dal dolore, ha acconsentito perché si è ricordata di un episodio avvenuto pochi giorni prima. Durante un servizio trasmesso al telegiornale della sera, in cui si raccontava del primo trapianto di cuore, avvenuto a Padova il 13 novembre 1985, Andrea ha stupito tutta la famiglia con queste parole: «Mamma, se mi succede qualcosa, voglio che i miei organi vadano a qualcuno». E così è stato: ad Andrea, trasportato, ormai privo di vita, all’ospedale San Matteo di Pavia sono stati espiantati le cornee, il cuore e i reni, che hanno subito trovato 5 pazienti in attesa di accoglierli. Il professor Mario Viganò, direttore della Cardiochirurgia del Policlinico San Matteo, effettuò il secondo trapianto di cuore mai realizzato in Italia, impiantando il cuore di Andrea nel corpo di un giovane di Mondovì (Cuneo), ora 53enne e il più longevo trapiantato d’Italia.

Il ricordo della sorella

Milena Orlandi, la sorella di Andrea racconta: «Erano i primi interventi e la donazione di organi non era così conosciuta e diffusa. Non avremmo potuto sapere a chi sarebbero andati gli organi di Andrea, ma il professor Viganò si è messo una mano sulla coscienza, visto lo strazio dei miei genitori e riuscimmo a sapere che il cuore andò a un giovane che aveva i giorni contati per una grave patologia cardiaca, Gianmario Tonetti».
Ai funerali di Andrea c’erano moltissime persone, tanti amici e compagni di scuola, ma anche i genitori di Tonetti. «Per mia madre il primo incontro con Gianmario è stato un raggio di luce dopo giorni bui, in lui rivive Andrea e in lui ha visto un figlio», prosegue.
Nei primi anni dopo il trapianto i rapporti tra le due famiglie sono stati costanti. Quando Gianmario si è sposato, la famiglia Orlandi era presente e l’uomo che vive col cuore di Andrea ha chiamato il suo primogenito come quel ragazzino che non ha mai conosciuto, ma che gli ha ridato la vita.
A Magenta la vicenda di Andrea Orlandi è rimasta nei ricordi della città. A lui, nel 2013, è stato dedicato un parco giochi, sito tra via Puccini e via Milano, e in val Sassina, a Pasturo, una scuola media porta il suo nome. La sorella spiega i simboli che ricordano Andrea in città: «Nell’aula magna della scuola media Baracca è appeso un pannello in ceramica che riproduce un disegno che mio fratello realizzò a scuola: un quasi profetico volo di rondini che va incontro al sole e, inoltre, la lapide della sue tomba al cimitero è una stele bianca con cinque fiori, che mia mamma ha voluto per simboleggiare i cinque organi donati da mio fratello ad altrettante persone».
I genitori di Andrea non ci sono più, ma nei racconti della sorella e di quanti lo hanno conosciuto nella sua breve vita emerge la figura di ragazzo come tanti della sua età, ma altruista al punto di immaginare, quasi adolescente, il dono di sé agli altri.

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