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Colombini (Cisl): “Obbligo per il personale sanitario vaccinarsi”

A parlare è il Segretario Confederale della Cisl, Angelo Colombini.

Cronaca 02 Aprile 2021 ore 16:18

È opportuna e adeguata la risposta data dal Governo al susseguirsi dei casi di rifiuto del vaccino da parte di personale sanitario e operatori del settore, risultati poi positivi e contagiosi”. Lo dichiara il Segretario Confederale della Cisl, Angelo Colombini.

Colombini (Cisl): “Obbligo per il personale sanitario vaccinarsi”

“A quanto ci è giunto, la linea perseguita e’ quella anche da noi auspicata del rigore e della puntuale applicazione delle disposizioni normative vigenti. Nessuna punizione o accanimento, a fronte della scelta di non prevedere una disposizione normativa specifica che obblighi la popolazione al vaccino, come previsto dalla carta costituzionale, ma specifiche conseguenze mirate per chi, svolgendo professioni ad elevato rapporto con soggetti a maggior rischio, può essere causa o tramite di contagio. Sarà, difatti, considerato “Requisito essenziale” per l’esercizio di specifiche professioni in area sanitaria, tra le quali i farmacisti e gli operatori socio-assistenziali delle RSA. Un richiamo, pertanto, all’individuale valutazione delle conseguenze che la libera scelta di rifiutare il vaccino andrà a determinare sulla prosecuzione del proprio lavoro, dall’essere adibiti, ove possibile, ad altre mansioni, anche inferiori, alla sospensione dall’esercizio della professione e dalla retribuzione, o altro compenso, spettanti. Sul piano delle responsabilità, ma di giusto segno contrario, equa l’introduzione dello scudo penale per chi è chiamato alla somministrazione del vaccino, ancor più considerato che, in concerto con i ministeri competenti, come Parti sociali, stiamo definendo le modalità per là vaccinazione negli ambienti di lavoro. L’equilibrio richiamato dalla nostra carta costituzionale tra tutela della salute del singolo e interesse della collettività, in un tempo di pandemia, non può che promuovere ad una più ampia responsabilità di ciascuno all’agire per il bene comune, ma quando nel comune sentire non è corale tale atteggiamento, il decisore istituzionale deve svolgere il proprio ruolo. La difesa della salute pubblica è un bene che nessuno può mettere, per alcuna personale convinzione, a repentaglio. La Cisl su questo non ha dubbi, ancor più ritenendo la salute e sicurezza, a partire dai posto di lavoro, una priorità innegabile”.

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