Menu
Cerca

Cicogne nidificano nel Parco del Ticino

Tutto merito delle marcite.

Cicogne nidificano nel Parco del Ticino
Magenta e Abbiategrasso, 15 Febbraio 2019 ore 15:03

Cicogne al Parco. Grazie alle marcite nel Parco del Ticino nidificano oltre venti coppie di cicogne bianche, specie che si era estinta in Italia sin dal 1600 e che solo da pochi decenni è tornata a nidificare, soprattutto in Pianura Padana. E’ quanto è emerso dai monitoraggi ornitologici svolti nell’ambito del progetto LIFE “Ticino Biosource” durante le recenti nevicate .

Cicogne al Parco

La cicogna bianca, tipicamente migratrice, in inverno si reca nell’Africa centrale per poi tornare la primavera successiva. Negli ultimi anni, forse anche a causa degli inverni particolarmente miti, alcune cicogne bianche hanno deciso di restare da noi anche in inverno. Le marcite sono quindi diventate un ambiente fondamentale per permetterle di trovare cibo anche durante le giornate più rigide, alimentazione altrimenti difficile da reperire nel terreno innevato e gelato. I censimenti ornitologici compiuti nelle marcite negli ultimi anni hanno permesso di rilevare la presenza di oltre 100 specie di Uccelli, le più numerose delle quali sono risultate essere, in periodo invernale, beccaccini, pavoncelle, aironi bianchi maggiori, allodole, spioncelli, pispole, fanelli; di queste specie, ben 10 sono classificate come di interesse comunitario secondo la Direttiva comunitaria “Uccelli selvatici”.

Le marcite

Il paesaggio rurale della pianura lombarda è stato plasmato per secoli dalle mani dell’uomo: una storia lunga mille anni che prende forma nelle valli dei grandi fiumi lombardi che attraversano la pianura durante il loro percorso dalle Alpi verso il Po. Tra le colture più antiche della pianura lombarda vi è la marcita, una tecnica di coltivazione dei prati stabili un tempo molto diffusa in tutta la Pianura Padana lombardo-piemontese. Furono le popolazioni contadine a introdurle intorno all’anno mille; le necessità alimentari di quel tempo aguzzarono l’ingegno, per cui i contadini si resero conto che immettendo in inverno sui prati da fieno l’acqua proveniente da fontanili e risorgive, avente una temperatura costante di circa 10°C, il terreno non gelava e, rimanendo attivo, consentiva la crescita dell’erba anche in periodo invernale, in quantità tale da poter alimentare i bovini con foraggio fresco anche nei mesi più freddi. In quegli anni i monaci cistercensi, che vivevano nelle Abbazie e ricavavano dalle terre circostanti il loro sostentamento, affinarono la pratica della marcita, coltivandole loro stessi, descrivendola nei loro testi e contribuendo in maniera decisiva alla loro diffusione.