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Santo Stefano Ticino

Caso Giardino, slitta tutto a settembre

Il presunto pusher ha già raggiunto un accordo per una pena di 4 anni da scontare in una comunità per tossicodipendenti.

Caso Giardino, slitta tutto a settembre
Cronaca Magenta e Abbiategrasso, 14 Marzo 2021 ore 12:23

Slitta a venerdì 10 settembre la decisione del gup piacentino Fiammetta Modica sul patteggiamento chiesto da Daniele Giardino, 26 anni, il presunto pusher di Santo Stefano Ticino coinvolto nell’inchiesta della Guardia di Finanza che a luglio ha portato al sequestro della caserma Levante di Piacenza e all’arresto di sei carabinieri.

Caso Giardino: accordo già raggiunto

Giardino, difeso dall’avvocato Daniele Pezza, ha già raggiunto un accordo con la Procura per una pena di 4 anni da scontare in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Al momento, si trova invece agli arresti domiciliari nella sua casa di Santo Stefano. Il 10 settembre prossimo l’istanza di patteggiamento verrà dunque valutata e – se ritenuta congrua – ratificata dal giudice per l’udienza preliminare.
Oltre a Giardino, accusato dai pm di essere una delle figure di vertice dell’organizzazione che faceva da ponte tra il Magentino e le piazze di spaccio piacentine, hanno chiesto di patteggiare anche altri imputati minori, tra cui molti presunti spacciatori, a pene comprese tra i 2 e i 4 anni. La decisione del gup era attesa per questo martedì ma, a causa dell’assenza per legittimo impedimento di uno degli imputati, l’udienza è stata aggiornata a inizio settembre.

Procede anche il processo ai Carabinieri

Intanto, procede in parallelo il processo in rito abbreviato condizionato per l’appuntato Giuseppe Montella e per il maresciallo Marco Orlando, e in abbreviato per il carabiniere semplice Daniele Spagnolo e gli appuntati scelti Giacomo Falanga e Salvatore Cappellano. Solo l’appuntato scelto Angelo Esposito ha scelto di affrontare il dibattimento del rito ordinario. In una delle ultime udienze è stata affrontata la questione riguardante la presunta estorsione (con annessa spedizione punitiva a cui avrebbe assistito anche Simone Giardino, fratello di Daniele) di Peppe Montella ai danni di un concessionario di auto del Trevigiano a febbraio 2020 che a suo dire lo avrebbe truffato nell’acquisto di un’Audi A4. La difesa di Montella ha chiamato a deporre in aula un colonnello della GdF che ha parlato di un’indagine su una truffa nella compravendita di auto usate con chilometraggi falsati da migliaia di vittime, tra le quali ci potrebbe essere anche lo stesso Montella. Dunque, non si tratterebbe più di un’estorsione, ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, secondo la difesa dell’appuntato.

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