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'Ndrangheta

Carcere duro per il boss legnanese Vincenzo Rispoli

Il legale Michele D'Agostino: "Faremo ricorso al Tribunale di sorveglianza: il mio assistito è stato frainteso".

Carcere duro per il boss legnanese Vincenzo Rispoli
Cronaca Legnano e Altomilanese, 15 Maggio 2020 ore 15:26

Carcere duro per il legnanese Vincenzo Rispoli, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano capo della locale di 'Ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo.

Carcere duro per Rispoli: ecco perché

Il 57enne originario di Cirò Marina è detenuto nel carcere di Tolmezzo per l’omicidio di Cataldo Aloisio. per il quale è stato arrestato nel maggio 2019 ed è attualmente a processo davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio, ed è alla sbarra anche davanti al gup di Milano nel processo di primo grado scaturito dall’inchiesta Krimisa che nel luglio dell’anno scorso portò una nuova raffica di arresti tra Legnano, Lonate Pozzolo e Ferno. La decisione di sottoporre Rispoli al 41 bis, il cosiddetto "carcere duro" che si applica ai condannati per mafia con l'obiettivo di impedire il passaggio di ordini e comunicazioni tra i criminali in carcere e le loro organizzazioni sul territorio, è arrivata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che ha ritenuto di accogliere la richiesta avanzata dalla Procura di Milano. La ragione dell'inasprimento della misura cautelare starebbe proprio nella convinzione che il boss legnanese abbia affidato ai famigliari, durante i colloqui in carcere, messaggi per gli affiliati non detenuti.

Il difensore: "Faremo ricorso"

La difesa però non ci sta: "C'è stato un fraintendimento - afferma l'avvocato Michele D'Agostino - difensore di Rispoli insieme alla collega Lucia Corigliano - La Procura ha ritenuto che nel corso di alcuni colloqui con i suoi cari il mio assistito abbia affidato loro, con un linguaggio criptico, comunicazioni per terze persone che non si sa chi siano, ma che vengono ritenute affiliate alla 'Ndrangheta. Non c'è nulla di chiaro, si tratta di un'interpretazione. Per questo faremo reclamo al Tribunale di sorveglianza di Roma".

 

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